Visita al Musil – Conviviale: Progetto da noi sponsorizzato “restauro dei rodovetri”

La serata è iniziata con l’interessantissima visita guidata al Musil di Rodengo Saiano, organizzata dalla nostra Socia Paola Minini.

Il “Musil – Museo dell’industria e del lavoro di Brescia” è un progetto promosso inizialmente dalla Fondazione Luigi Micheletti, attraverso una lunga gestazione iniziata dagli anni Ottanta e perseguita con le prime collezioni all’inizio degli anni Novanta del Novecento (il primo reperto è stato acquisito da Luigi Micheletti il 5 settembre 1989).

Oggi nei depositi del museo sono stoccate ed immagazzinate oltre 2.000 tra macchine, apparecchiature, strumentazioni e vari oggetti della civiltà industriale che occupano complessivamente circa 2.000 metri quadrati di superficie coperta a magazzino.

Si tratta di reperti che coprono principalmente i settori cinematografico e televisivo, metalmeccanico, tessile, conciario, tipografico, oltre ad alcuni importanti cimeli dell’industria italiana.

Tutto il materiale è inventariato, fotografato e consultabile su supporto informatico. Di notevole rilievo è anche il patrimonio di beni mobili pre-industriali (circa 1.000 reperti) facenti Rodovetri 1capo al Museo del ferro della Fondazione Civiltà Bresciana, che nel 1998 ha dato vita assieme alla Fondazione Luigi Micheletti all’Associazione Museo dell’Industria e del Lavoro.

Il Musil è il primo museo italiano dedicato all’industrializzazione come fenomeno che coinvolge l’intera società, rappresentato attraverso una grande varietà di materiali, organizzati concettualmente in modo unitario.

Le antenne sul territorio arricchiscono e articolano i contenuti del museo prefigurando un sistema a scala regionale sul modello delle migliori realizzazioni europee.

Attualmente il museo comprende i seguenti poli territoriali:

  • il Museo dell’industria e del lavoro di Rodengo Saiano, in Franciacorta, magazzino visitabile a servizio dell’intero sistema;
  • il Museo dell’energia idroelettrica, al centro della Valle Camonica, in un grande edificio emblematico della modernità novecentesca, contenitore ideale per un museo di nuova generazione;
  • il Museo del ferro, in un’antica fucina bresciana, integralmente conservata e destinata a far rivivere una traduzione produttiva millenaria;
  • la sede centrale, attualmente in fase di costruzione nell’area dell’ex stabilimento Tempini a Brescia.

L’occasione della visita al Musil ci ha dunque permesso di vedere moltissimi strumenti di lavoro nei settori cinematografico e televisivo, metalmeccanico, tessile, tipografico, ed informatico appartenenti alla storia dal 1850 circa in poi.

Inoltre abbiamo potuto visionare due mostre presenti: “Andy Warhol e Amiga 1000” e “In trincea”, una mostra dove il collezionista Pierangelo Zani ha condiviso parte della sua vasta collezione di cimeli e documenti storici della prima guerra mondiale, con una ricostruzione realistica di una trincea militare.

La serata è poi proseguita in Sede, presso palazzo Averoldi, dove il vice Presidente Franco Bossoni, che ha sostituito Paolo Franchi, assente per motivi di lavoro, ha ringraziato tutti i presenti.

Ospiti della serata Alessandra Carrieri e Adele Trazzi, che si occupano del restauro dei Rodovetri, e Stefano Guerrini e Stefano Chiari curatori del Musil.

Alessandra Carrieri è nata a Milano nel 1978 ed ha studiato presso la Scuola regionale per la Valorizzazione dei Beni Culturali E.n.a.i.p. di Botticino Sera (Bs).

È restauratrice professionista di dipinti su tela e arte contemporanea dal 2001 ed è stata docente del corso di “Restauro dell’Arte Contemporanea 2” e “Restauro di manufatti sintetici e assemblati” presso l’Accademia di Belle Arti di Brera (Milano); attualmente insegna presso l’Accademia Cignaroli di Verona e l’Università Ca’ Foscari di Venezia.

Adele Trazzi ha accesso nel 1987 al corso di Restauro dei beni culturali, presso la scuola regionale Enaip, di Botticino (BS).

Nel 1989 ha conseguito il diploma di “tecnico per il restauro e nel 2010 ha conseguito la laurea con lode, presso la facoltà di Conservazione dei Beni Culturali, all’Università di Bologna.

Nel 1990 ha iniziato a partecipare a vari restauri di manufatti lapidei, dipinti murali e stucchi di monumenti e chiese importanti.

Dal 2005 al 2012 ha svolto attività di docenza presso la scuola regionale Enaip di Botticino e presso l’Accademia di San Giulia di Brescia per le materie attinenti il restauro delle superfici decorate dell’architettura. Oggi insegna presso l’Accademia di belle arti di Verona.

Le restauratrici ci hanno introdotto e descritto in modo semplice e comprensivo le arti del restauro dei rodovetri.Rodovetri 2

L’etimologia della parola ‘rodovetro’ proviene dal nome commerciale (Rhodoid) dei fogli di acetato, prodotti per la prima volta in Italia (1938) da un’azienda di Rho, alle porte di Milano.

Il rodovetro (chiamato in inglese cel), è un particolare foglio in acetato sul quale l’animatore dipinge il singolo fotogramma (frame) che comporrà la sequenza animata di un cartone animato.

La superficie trasparente del rodovetro permette di creare il personaggio da animare utilizzando più livelli sovrapposti: su ciascun rodovetro i personaggi animati vengono disegnati e quindi colorati a mano. I rodovetri vengono poi posizionati su un fondale (opaco), anch’esso dipinto e vengono quindi fotografati dall’alto, su pellicola cinematografica, e a ciascun rodovetro corrisponde una “posizione” dell’animazione del personaggio, che viene impressa su un fotogramma della pellicola.

Al fine di ricreare l’illusione del movimento, per ogni secondo di animazione sono necessari 12 fotogrammi (e quindi sono necessari 12 rodovetri di animazione per ogni secondo di filmato).

Il materiale che è pervenuto al Musil a partire dalla seconda metà degli anni ’90 dai magazzini della Gamma Film, proprio per l’alta deperibilità che lo contraddistingue, è risultato subito a rischio.

Da una prima apertura delle casse e degli imballaggi di cartone è apparso evidente che alcuni dei rodovetri più vecchi stavano subendo lo scotto di una conservazione non adeguata: il foglio di acetato del quale sono composti i rodovetri dovrebbe rimanere ad una temperatura fresca e costante e l’umidità dell’ambiente non dovrebbe superare il 50%.

In caso contrario il rodovetro tende a perdere elasticità e nei casi peggiori a sciogliersi producendo acido acetico che, colando, contamina anche i rodovetri adiacenti.

I rodovetri più vecchi, che sono colorati con una mescola di tempera e colla, tendono a perdere il colore che seccato si stacca a scaglie.

Si è stimato che le casse conservate presso il Musil possano contenere un numero di rodovetri che si avvicina alle 700.000 unità, il che rende particolarmente difficili e onerosi il recupero e la conservazione.

Per poter arginare la situazione si è provveduto a contattare alcuni esperti del settore, al fine di raccogliere le informazioni necessarie per recuperare i rodovetri per i quali il processo di disgregazione era in atto, al fine di poterli stabilizzare e conservare con materiali e tecniche adeguati.Rodovetri 3

Nei limiti del possibile tali accorgimenti sono stati adottati, ma il tempo nel frattempo trascorso e l’oggettiva delicatezza dei materiali in oggetto rende necessario un ulteriore intervento, specifico e tempestivo.

L’assoluta rilevanza di questi materiali, del resto, è stata a suo tempo sottolineata da Walt Disney in persona, che riconobbe ai disegnatori che lavoravano alla Gamma Film delle doti straordinarie.

L’insieme dei rodovetri custoditi dal Musil rappresenta quindi un patrimonio eccezionale per la cura e la meticolosità delle tavole disegnate a mano.

Oltre al valore storico dei rodovetri come documenti di un’epoca passata, risulta innegabile l’alto valore artistico dei disegni realizzati su di essi: grandi firme dell’animazione e dell’illustrazione quali Piffarerio, Peroni e Galloni hanno prestato la loro opera per realizzare i disegni e le animazioni dei Caroselli della Gamma Film.

Gli ospiti hanno risposto a numerose domande sul tema e Stefano Guerrini ci ha proiettato alcune immagini di rodovetri inediti degli anni 50 predisposti per Carosello e mai andati in onda.

Il suono della campana rotariana ha poi concluso l’interessante serata.

Questo sito utilizza cookie tecnici e di profilazione propri e di terze parti per le sue funzionalità. Chiudendo questo banner acconsenti all’uso dei cookie.
RSS
Follow by Email
Twitter