Conviviale Interclub – Relazione di M. P. Pattoni sul tema: “Nello specchio del Mito: riflessi classici nella letteratura e nell’arte”

Nella consueta cornice della Rotary House di Brescia, si è svolto l’Interclub con RC Brescia Veronica Gambara. Dopo il suono della campana, i Presidenti Roberto Zani e Fernanda Cartaino ringraziano gli ospiti ed i Soci intervenuti e ricordano i prossimi appuntamenti dei rispettivi Club. Successivamente la parola passa ad Antonella Gasparoni, socia del RC Brescia Veronica Gambara, che presenta la relatrice della serata.

La prof.ssa Maria Pia Pattoni, laureatasi alla Scuola Normale Superiore di Pisa, ha conseguito sia il Diploma di Licenza in Lettere classiche che il diploma di perfezionamento in Filologia greca. A partire dal 1986 ha tenuto gli insegnamenti di Letteratura greca, Storia del teatro greco e latino, Filologia classica presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore, presso la sede di Milano e quella di Brescia, dove attualmente riveste la qualifica di Professore associato. Ha pubblicato vari saggi, monografie e varie edizioni commentate a tragedie di Eschilo e Sofocle. Nell’ambito della sua attività di ricerca ha partecipato ed organizzato molti convegni nazionali e internazionali.

La Prof.ssa Maria Pia PATTONI ha quindi proposto tre percorsi nell’ambito dei cosiddetti Reception Studies, un filone di ricerca che si occupa della permanenza di temi (mitologici, letterari, figurativi, ecc.) nella cultura moderna e  contemporanea. Dopo la riscoperta dei classici nell’Umanesimo e Rinascimento, per più di tre secoli la cultura europea ne fu influenzata in modo massiccio, almeno fino alla ‘rivolta’ del Romanticismo, che pose fine alle rigidezze normative di una imitatio dei classici divenuta ormai manieristica. A partire dalla fine dell’Ottocento, il ritorno ai classici offrì a tanti artisti e letterati la possibilità di stabilire, con gli antichi Greci e Romani, un rapporto davvero libero, fondato sulla scelta e non più sull’imposizione (o sulla soggezione). Gli scrittori del Novecento, meglio dei loro predecessori, hanno così riscoperto il mito classico non più come armamentario erudito, ma per la sua profonda valenza simbolica: il mito classico diventa lo specchio su cui la contemporaneità si vede riflessa e riscopre il suo senso profondo.

Bacio di KlimtE’ quanto si verifica, ad esempio, nei primi due casi presi in esame, il celebre dipinto Il bacio di Gustav Klimt, realizzato intorno al 1908 e conservato al Museo del Belvedere di Vienna, appartenente al periodo cosiddetto aureo dell’artista, e il madrigale O reginella di Giovanni Pascoli, compreso nella raccolta Myricae: entrambi ispirati a celebri episodi omerici, si prestano a spiegare in modo efficace l’approccio di artisti e poeti novecenteschi al mito classico: si parte in genere da uno spunto della realtà e lo si trasfigura miticamente, sublimandolo. Tra mito e attualità si crea così un doppio movimento: da una parte c’è l’abbassamento dell’aura classica in cui la tradizione può aver imbalsamato il mito attraverso il suo reinnesto nella realtà; dall’altra parte, c’è la sublimazione della realtà quotidiana attraverso il filtro mitico.

Il terzo percorso ha riguardato un personaggio mitologico, la cui influenza è andata ben oltre i confini della letteratura e dell’arte: Prometeo. Legato alla scoperta del fuoco e all’inizio del processo di civilizzazione, quello di Prometeo è senza dubbio uno dei miti fondanti della cultura occidentale. Della sua emblematicità, perdurante da millenni, è prova la sua ricca e polivalente simbologia: Prometeo ha rappresentato di volta in volta, a seconda delle epoche e degli approcci interpretativi, il trasgressore e il ribelle che si oppone all’ordine divino, ma anche il benefattore dell’umanità, il dio filantropo per eccellenza, che si priva dei suoi privilegi per far emergere l’uomo dalle tenebre di un’esistenza primitiva e avviarlo definitivamente sulla via del progresso; altrove è anche il creatore stesso della stirpe umana, il dio che plasma simulacri dal fango e dall’argilla e procura loro la vita (il racconto presenta analogie con quello biblico della Genesi).

341px-Arno_Breker,_Prometheus(1934)Alcuni autori vi hanno colto l’incarnazione dello spirito libertario, insofferente alla tirannide, che per amore del più debole non esita a schierarsi contro l’autorità suprema, pur nella consapevolezza che la sua trasgressione sarà duramente punita. Frequenti sono state anche le chiavi di lettura politiche, che hanno fatto di Prometeo l’eroe‐simbolo della resistenza dei popoli sottomessi contro i dominatori (è il caso, ad esempio, delle varie nazioni sottoposte alla dominazione austriaca, anche grazie all’identificazione fra l’aquila di Zeus e l’aquila imperiale asburgica). Uno sviluppo ulteriore in questo senso è stato l’utilizzo ideologico del mito da parte di quanti se ne sono serviti per fini propagandistici: Dalla predilezione di Nietzsche per il mito di Prometeo come simbolo della triade mascolino‐progresso‐crimine ariano (in contrapposizione alla triade semitica del peccato come femmino‐passività‐caduta) deriva la sua diffusa utilizzazione nel nazismo. Nel 1933 Klaus Bertling e Johannes Menge mettono in scena a Lipsia, un propagandistico Prometheus in cui il Titano è il popolo tedesco e l’agognato liberatore è nientemeno che Adolf Hitler, che solennemente proclama: “Wir schmieden die deutsche Einigkeit” (“noi foggiamo l’unità tedesca!”). Da quell’anno si infittiscono le statue dedicate al dio, come ad esempio la scultura di Arno Breker, Prometheus, ordinata da J. Goebbels, per il parco del Ministero della Propaganda.

Sul versante opposto, al di là della futura cortina di ferro, la santificazione che Marx riservò a questo “primo vero martire dell’umanità“, diede l’avvio a un vasto processo di proletarizzazione del Titano (che trova riscontro, ad es., nel gran numero di sculture a lui dedicate sulle pubbliche piazze).

Uno scrosciante applauso ha sottolineato il grande coinvolgimento che la prof.ssa Pattoni ha suscitato in noi. Il suono della campana chiude l’interessantissimo Interclub.

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