Interclub con RC Brescia Vittoria Alata e RC Brescia Sud Est Montichiari – Relazione di Monsignor Vincenzo Peroni: “Terra Santa: terra di Dio e terra degli uomini”

La sala Morstabilini del Centro Pastorale PaoloVI di Brescia ha fatto da contorno all’InterClub che ha visto la partecipazione di numerosi Soci.

Il relatore della serata è stato Monsignor Vincenzo Peroni che ci ha intrattenuto sul tema della Terra Santa, parlandoci in modo suadente e coinvolgente.

Dopo il consueto saluto alle bandiere, i Presidenti ringraziano e salutano i convenuti e presentano Monsignor Vincenzo Peroni, che oggi fa da sentinella discreta (in termini ecclesiastici si dice «cerimoniere pontificio») a Papa Francesco durante le varie celebrazioni, a Roma e in giro per il mondo.

Nato e cresciuto in una famiglia popolare presso il Villaggio Sereno di Brescia, ha giocato sui campetti dell’oratorio, dove ha scoperto la vocazione che lo ha portato al sacerdozio.

Il vescovo Bruno Foresti lo ha consacrato presbitero nel giugno del 1994 e subito lo ha inviato a fare il curato a Sarezzo, dove è rimasto per 5 anni.

Nel 1999 il vescovo Giulio Sanguineti lo ha mandato a Manerbio, richiamandolo poi a Brescia nel 2008 per affidargli la cura dell’Azione Cattolica, la direzione spirituale dei diaconi permanenti e il titolo di «cerimoniere vescovile».

Nel 2010 don Vincenzo Peroni si è trasferito a Roma con l’incarico di «officiale presso l’Ufficio per le celebrazioni liturgiche del Sommo Pontefice». Dal 2012, è Cerimoniere Pontificio.

Vincenzo Peroni inizia dunque la sua relazione ricordando come nel capitolo 3 del libro della Genesi al v. 9 troviamo una folgorante domanda che Dio rivolge ad Adamo: «Dove sei?».

Questa domanda potrebbe apparire strana se consideriamo il fatto che Dio è onnisciente ed onnipresente. Certamente dobbiamo pensare che questa domanda va al di là del suo significato apparente: è una domanda particolarmente significativa che nasconde tra le righe qualcosa di più profondo su cui vale la pena di riflettere attentamente.

Sarà questa la domanda che guiderà il nostro incontro. Dio ha posto l’essere umano al vertice della sua creazione, lo ha messo nelle condizioni di poter realizzare pienamente la sua personalità in una situazione armoniosa di perfetto equilibrio e quindi di perfetta felicità.

Ma, come ben sappiamo, l’uomo ha scelto la via del rifiuto e dell’indipendenza da Dio. Il fatto di essere stato creato ad immagine e somiglianza di Dio, lo ha inorgoglito e gli ha fatto pensare di poter essere uguale a Dio.

Questo orgoglio ha accecato la sua mente e non gli ha permesso di considerare di essere pur sempre una creatura dipendente dal suo Creatore.

Secondo l’ordine della creazione le relazioni che ogni essere umano può avere dal punto di vista esistenziale sono sostanzialmente tre: la relazione con il proprio Creatore, la relazione con se stesso, la relazione con il proprio simile.

Quando tutte queste tre relazioni funzionano e sono intatte allora l’essere umano si trova in una situazione armoniosa di perfetto equilibrio e di perfetta felicità, ma quando anche una sola di queste relazioni viene interrotta tutte le altre relazioni decadono e si corrompono.

L’uomo interrompendo la relazione con il suo Creatore, ha rotto questo equilibrio perfetto, e la rottura di questo equilibrio ha comportato la rottura anche di tutte le altre sue relazioni: quella con se stesso ed anche quella con il proprio simile.

Così, da uno stato di perfetta felicità, Adamo ed Eva sono precipitati in uno stato di profonda infelicità e prostrazione. Il libro della Genesi ci spiega tutto questo con la vergogna dell’uomo che tenta di nascondersi agli occhi Dio a causa della sua nudità, che tenta di scaricare la sua responsabilità su Dio e sul proprio partner (Gn 3, 12).

Ma le conseguenze della rottura di questa relazione con Dio, si manifestano in maniera ancora più drammatica nel destino di morte e di dolore che da quel momento in poi segnerà l’esistenza di tutta l’umanità sulla terra.

Il Giardino dell’Eden è dunque lo spazio di comunione d’amore tra Dio e l’uomo. Dio ha bisogno dell’uomo dal momento in cui lo ha creato: ecco perché fa di tutto per riportarlo nel Giardino. Ci capita spesso di avere la presunzione di voler abbandonare Dio, ma poi speriamo sempre che ci insegua “paternamente”.

Questo continuo cercare, questo continuo chiamare e interpellare è una costante del modo di agire di Dio nei confronti dell’essere umano e ci dà l’idea dell’amore che Egli ha, ha avuto e continua ad avere per tutta l’umanità.

Tuttavia, pur potendolo fare, Egli non vuole costringere nessuno ad accogliere il suo progetto perché desidera che ognuno lo faccia spontaneamente per fede e malgrado ogni apparente evidenza contraria.

Come è stato libero il rifiuto da parte di Adamo, altrettanta libera deve essere la risposta dell’uomo al Dio che lo interpella e lo supplica di accogliere la sua proposta d’amore.

Per preparare la nuova Terra Promessa, Dio ha chiamato Abramo, ordinandogli di lasciare la sua terra e di dirigersi nella terra che lui gli avrebbe indicato.

Tre sono le promesse che Dio fa ad Abramo: una numerosa discendenza, la benedizione, tramite lui, di tutti i popoli della Terra, la promessa di un territorio per la sua discendenza, dove Lui si rivelerà a loro, e tramite loro a tutta l’umanità.

La terra è stata promessa per renderla di nuovo terra di Dio e dell’uomo che ama Dio, perché non rimanga solamente terra di lavoro e di sudore per trovare con fatica il pane quotidiano.

Per questo scopo, il Verbo di Dio si è incarnato: per compiere la promessa e per rendere santa la Terra Promessa e renderla di nuovo, col mistero della Redenzione, la terra in cui l’uomo incontra Dio.

La Terra Promessa è dunque il punto di incontro con Dio cercato dall’uomo. Essa è relativamente piccola: circa 16.000 km2, con vari climi che vanno dal desertico al mediterraneo.

L’itinerario di contemplazione e preghiera sulle strade già percorse da Gesù il Nazareno incomincia da una città della Galilea chiamata Nazareth, «luogo di silenzio e di stupore», dove Maria riceve dall’angelo Gabriele l’annuncio della maternità.

A Nazareth, terra ricca di grotte ai tempi di Gesù, l’Eterno entra nella storia: l’infinito e l’eterno diventano piccolissimi e misurabili.

A Betlemme Gesù nasce in una grotta e viene deposto in una mangiatoia: è come se fosse nato per essere mangiato; un bambino inerme viene riconosciuto come il Salvatore.

Un’altra grotta importante è la grotta del Pater Noster nel monte degli ulivi e simboleggia l’intimità dei discepoli con Gesù.

Gesù, da ragazzo, può essersi recato più volte da Nazareth alle alture che circondano Nazareth, con gli occhi aperti sulla piana di Esdrelon, avrà riletto tutta la storia di Israele scritta in buona parte su questa regione. Le pianure ricordano perciò la vita quotidiana di Gesù.

Gesù ci invita inoltre ad osservare le piante per avvicinarci a Dio.

Quando siamo a stretto contatto con la natura, acquisiamo maggiore capacità d’ascolto, riscopriamo le cose essenziali, ci avviciniamo di più a Dio.

Ecco dunque le piante più importanti del Nuovo Testamento: il fico, l’ulivo, la vite, la senape e il sicomoro, sul quale Zaccheo è salito per incontrare Gesù.

L’acqua è invece il simbolo del potere della morte: infatti  Gesù cammina sulle acque del lago di Tiberiade. Il Giordano è il fiume del deserto dove Gesù si è immerso per prendere i peccati.

Dopo il lago di Tiberiade forma il mar Morto che non ha effluenti e dunque è ricco di sali e pertanto inospitale alla vita. Rappresenta l’egoismo umano perché riceve senza dare e quindi porta alla morte.

Da ricordare anche il lago di Tiberiade, quello della pesca miracolosa. La quantità enorme di pesce sta ad indicare la fecondità della Parola su cui si basa l’attività della Chiesa.

Altro luoghi simbolici da visitare sono nel deserto, dove è possibile ammirare il monastero del Buon Samaritano, che rappresenta il luogo della vittoria, perché si perde ciò che non serve per riconoscere di più sé stessi e Dio.

Molto significativi sono il Monte Tabor è il monte della bellezza e della trasfigurazione, un luogo magico e la montagna delle Beatitudini (luogo di serenità e di ascolto).

Infine a Gerusalemme non si può non visitare il Cenacolo, dove Gesù ha istituito l’ Eucaristia e il sacerdozio, e il Santo Sepolcro, luogo di sintesi di tutto quanto detto finora.

Sono seguite varie domande da parte di noi Soci, alle quali Monsignor Vincenzo Peroni ha risposto con indubbia competenza in modo esaustivo.

Il suono della campana rotariana conclude quindi la serata.

Questo sito utilizza cookie tecnici e di profilazione propri e di terze parti per le sue funzionalità. Chiudendo questo banner acconsenti all’uso dei cookie.
RSS
Follow by Email
Twitter