Conviviale del 17 Ottobre 2013 con relazione di Massimo Cortesi dal titolo: “F35 – Gli aerei della discordia”

Nella nostra sede di Palazzo Averoldi si è tenuta la seconda conviviale del mese di ottobre con la relazione di Massimo Cortesi, giornalista del Giornale di Brescia ed esperto di problematiche strategiche e militari.

Il Presidente Roberto Zani ringrazia gli ospiti ed i soci intervenuti introducendo il tema della serata. A suo giudizio l’F35 è un caccia di elevatissime prestazioni, ma si chiede quali sono i dubbi e i ripensamenti che hanno indotto il governo italiano a ridurre il numero di caccia ordinati da 131 a 90. Passa poi la parola al sottoscritto per la presentazione del relatore.

Introdotto dal Socio e Segretario Roberto Palumbo, prende quindi la parola Massimo Cortesi che ricorda come il problema delle spese militari è soltanto uno dei tanti che riguardano la spesa pubblica. Occorre anche ricordare come durante la seconda guerra mondiale la mancanza di mezzi idonei ha annullato il valore di molti soldati. In Italia purtroppo la Difesa non ha mai suscitato molto interesse: lo testimoniano i due fucilieri imprigionati in India e le parole non sempre veritiere dette sugli F‐35.

F35 006L’Italia è entrata nel programma JFS (Joint Strike Fighter) nel 1996 (allora era ministro Beniamino Andreatta), mentre nel 2007 sono stati firmati i contratti affinché si potesse entrare nel processo produttivo. L’F‐35 della Lockeed Martin dovrebbe sopperire all’esigenza primaria italiana che è quella di sostituire i velivoli AV‐8B Harrier della Marina e gli AMX e i Tornado dell’Aeronautica (in numero di 30 a Ghedi), a partire dalla metà del prossimo decennio.

A questa fase hanno partecipato complessivamente, oltre agli Stati Uniti, altri otto Paesi: Regno Unito (unico partner di Primo Livello), Italia ed Olanda (partner di Secondo Livello), Australia, Canada, Danimarca, Norvegia e Turchia (partner di Terzo Livello). In seguito Israele e Singapore hanno firmato un accordo di partecipazione alla cooperazione e sicurezza che li ha coinvolti nel programma. La quota di partecipazione italiana al programma è pari al 4% dei costi dell’intera fase di SDD, che si è sviluppata nell’arco temporale tra il 2002 e il 2012.

Il Joint Strike Fighter (JSF) è un velivolo multi‐ruolo con uno spiccato orientamento per l’attacco aria‐suolo, Stealth, cioè a bassa osservabilità radar e quindi ad elevata sopravvivenza, in grado di utilizzare un’ampia gamma di armamenti. Inoltre può offrire un ottimo supporto ravvicinato alle forze di superficie e svolgere una determinante azione di raccolta, elaborazione e distribuzione in rete di dati e immagini, grazie ai sofisticatissimi sensori di cui è dotato. Inoltre il progetto prevede anche importanti opportunità e ricadute sull’industria italiana, in termini di partecipazione industriale al lavoro e di trasferimento di tecnologie.

Oltre alla necessaria acquisizione di un velivolo da combattimento di quinta generazione dalle caratteristiche progettuali, costruttive e operative decisamente innovative, per il prestigio nazionale ha ricoperto un’importanza strategica anche la realizzazione sul territorio italiano, presso la base dell’Aeronautica Militare di Cameri, di una linea di assemblaggio finale, manutenzione e aggiornamento, l’unica al di fuori degli Stati Uniti, denominata FACO/MRO&U (Final Assembly and Check Out/Maintenance, Repair, Overhaul & Upgrade).

F35 008Avere in Italia l’unico centro europeo per il mantenimento, il supporto logistico e l’aggiornamento dei velivoli (circa 600 previsti in Europa) è un asset per l’intero Vecchio Continente. Grazie all’europeizzazione del programma e, si auspica, dell’industria aerospaziale, l’Italia può diventare una delle basi del rafforzamento delle capacità tecnologiche e industriali europee. Si è stimato che il ritorno economico per l’Italia possa aggirarsi intorno ai 14 miliardi di Euro.

Come comunicato dal Dipartimento della Difesa statunitense, la prima tranche di cacciabombardieri F‐35 sarà pronta non più tardi del dicembre 2015. La produzione ha subìto una serie di ritardi dovuti anche a problemi tecnici. Sono tre i modelli del velivolo: F‐35 A, F‐35B a decollo verticale e F‐35C utilizzato solo dall’esercito americano, con raggio d’azione rispettivamente di 800 km, 1.000 km e 1.200 km. È importante la dotazione avionica estremamente sofisticata che permette al pilota di avere tutto sotto controllo attraverso i dati proiettati sulla visiera del casco.

Il costo complessivo di un’ora di volo (considerando tutti i costi di addestramento, assistenza, ecc.) si aggira intorno ai 40.000 €; costo elevato ma inferiore rispetto ad esempio gli Eurofighter, attualmente in uso.

Attualmente il numero di aerei che l’Italia si è impegnata ad acquistare è sceso a 90 (131 iniziali). Massimo Cortesi ritiene ci possano essere piccoli margini di risparmio ulteriore.

E’ seguita una serie di domande dei nostri soci, dei Rotariani in visita e degli Ospiti, alle quali ha risposto con competenza anche il gen. Lucio  Bianchi, Comandante del Centro Polifunzionale Velivoli Aerotattici presso l’aeroporto militare di Cameri (Novara). In particolare il Generale Bianchi ha evidenziato che, a differenza dei precedenti progetti aeronautici, il progetto JFS stimola l’efficienza industriale, in quanto la linea di produzione e di manutenzione di Camere potrà essere sostenibile solo se riuscirà ad essere competitivi con l’industria americana.

Riprende poi la parola Roberto Zani che conclude la serata ringraziando ancora una volta tutti gli ospiti intervenuti.

 

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