Conviviale Interclub – Relazione di C. Scarpa sul tema: “Servizi pubblici e beni comuni”

Dopo il consueto saluto alle bandiere, i Presidenti Roberto Zani, Lorenzo Verzeletti e Ugo Ranzetti, dopo aver ringraziato tutti i presenti, hanno annunciato i prossimi appuntamenti dei Clubs. Successivamente il Socio Renato Camodeca ha introdotto il relatore della serata, il Prof. Carlo Scarpa, ordinario del Dipartimento di Scienze Economiche dell’Università di Brescia, autore di numerose pubblicazioni e cofondatore e redattore dell’autorevole sito internet http://www.lavoce.info.

Il Prof. Scarpa ha quindi iniziato la sua relazione ricordando le definizioni di Beni privati e Beni pubblici. I Beni privati sono caratterizzati dalla rivalità del consumo di ogni data unità del bene (il mio consumo è alternativo al tuo) e dalla escludibilità (posso escludere dal consumo chi non compia certe azioni, quali pagare il prezzo). I Beni pubblici hanno invece le caratteristiche complementari.

DSC02159Dal punto di vista storico, i Beni comuni (commons) sono Beni rivali e non escludibili, “non di proprietà pubblica”, la gestione non è dello Stato, o di un ente locale e sono condivisi da una comunità di soggetti (ad esempio un pascolo, una sorgente…). Per quanto riguarda l’ordinamento italiano, la Commissione Rodotà ha coniato una nuova definizione di Bene pubblico: cose che esprimono utilità funzionali all’esercizio dei diritti fondamentali nonché al libero sviluppo della persona. I titolari possono essere persone giuridiche pubbliche o private; deve essere garantita la loro fruizione collettiva nel principio della salvaguardia intergenerazionale delle utilità (acqua, aria, beni culturali ed ambientali).

Sorgono parecchie contraddizioni tra le due definizioni che riguardano l’indecisione della proprietà ed il tipo di gestione. Il Prof. Scarpa si è poi soffermato su un bene indispensabile come l’acqua. L’acqua possiede i requisiti fondamentali del Bene privato (rivalità ed escludibilità) ed in linea di principio il mercato può essere un ottimo strumento per la produzione e allocazione di questo bene.

Ma il problema non è l’acqua, bensì il servizio idrico (captazione, trasporto, fognatura, depurazione). Considerando quindi che l’acqua debba essere un diritto: la fornitura può avvenire a condizioni non remunerative? Leggendo la risoluzione ONU del 2010, non si menziona il fatto che debba essere a costo zero o che non debba essere gestita da imprese “profit oriented”.

DSC02162Secondo il Prof. Scarpa, al fine di tutelare nel miglior modo possibile il diritto, mentre la proprietà pubblica della risorsa e degli impianti non si discute, per quanto riguarda il controllo del sistema (prezzi, investimenti, qualità), occorre rafforzare la interlocuzione con il gestore, se privato e con controllo pubblico della qualità e gestire, ottimizzando i costi operativi. Si aprono però alcuni problemi che riguardano la remunerazione del capitale di investimento nel servizio idrico attraverso la fiscalità pubblica e la gestione integrata di tutte le risorse idriche con le derivazioni agricole ed industriali.

Il Prof. Scarpa chiude la relazione ponendo una domanda: chi garantisce il diritto all’acqua? Nei paesi poveri ove l’approvvigionamento idrico è un problema il servizio è quasi sempre in mano pubblica. Milioni di persone sono state raggiunte dal servizio idrico grazie a progetti gestiti da privati e ritiene che le privatizzazioni finite male siano in realtà storie di fallimenti del settore pubblico e non del mercato.

Sono poi intervenuti molti Soci per richiedere approfondimenti e chiarimenti che il prof. Scarpa ha prontamente illustrato.

Il suono della campana chiude l’interessante serata Interclub.

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