Conviviale – Relazione del Socio Avv. Claudio Tatozzi: “Il rapporto tra Imprese e Banche nell’attuale fase di crisi”

Prima della cena il Presidente Mauro Lamanna sottolinea con piacere la presenza numerosa alla serata, segno del crescente interesse dei soci alle attività del club. Coglie l’occasione per annunciare che per la prima volta il 23 Aprile si organizzerà il Rotary Day, giornata in cui insieme agli altri club del gruppo Leonessa (Brescia, Castello, Veronica Gambara, Brescia Ovest e Rotaract) si ripeterà la bellissima serata musicale organizzata l’anno scorso dal Presidente Roberto Zani. L’evento sarà presso l’Auditorium di Santa Giulia e i biglietti disponibili sono 216. E’ previsto il rinfresco. Per dare visibilità all’evento ci saranno la televisione e i giornali.

Nell’ introdurre l’Avv.Claudio Tatozzi, il Presidente sottolinea che il nostro socio, presentato pochi mesi fa da Sergio Caprioli, è già diventato affezionato e partecipe alle nostre serate. Nell’introdurre il tema della serata, Claudio sottolinea come sia stata generalmente attribuita in questi anni la responsabilità della crisi al sistema bancario, così come nei Promessi Sposi veniva attribuita la mancanza di pane ai fornai speculatori, che nascondevano la farina. Le banche hanno certamente grandi responsabilità, non avendo saputo valutare il merito di credito dei loro clienti e non avendo gestito in modo efficiente le azioni di ristrutturazione del debito. Ma accanto a questo, è necessario sottolineare che molte responsabilità devono essere attribuite anche alle imprese, che hanno sottovalutato la portata e la profondità di questa crisi. Infatti, gli imprenditori non hanno colto la peculiarità e la drammaticità del momento storico e di questa crisi, assolutamente non paragonabile alle ordinarie crisi fisiologiche dell’azienda. Sottovalutando la gravità della crisi non c’è stato lo sforzo di comprenderne la natura profonda e mettere a punto gli adeguati strumenti per risolverla: non si trattava infatti di una semplice influenza che può essere curata con un’aspirina. Altro aspetto rilevante che ha peggiorato la situazione è il fatto che sia l’imprenditore che la banca considerano la gestione della cassa e la solidità finanziaria l’unico fattore determinante per la salute dell’impresa, ma in realtà esso spesso non è il più critico. L’impresa dovrebbe infatti essere valutata per la sua capacità di produrre reddito e, se si ragiona solo con una logica di cassa, la crisi può essere identificata troppo tardi. Anche a Brescia, realtà imprenditoriale importante, molte aziende sono gestite con una logica di cassa, che può addirittura portare l’imprenditore virtuoso a investire il proprio patrimonio personale per ripianare i conti con a volte l’unico risultato di posporre il fallimento dell’azienda. Concentrato sul problema del risanamento finanziario, l’imprenditore spesso pensa che la banca, in base al rapporto storico, sarà disponibile a soccorrerlo. Ma le banche, in quanto a loro volta aziende, devono erogare il credito in base a parametri oggettivi. Per questo, quando un’impresa è in crisi la banca solitamente cambia gli interlocutori in modo da evitare che rapporti personali possano influenzare la scelta del loro funzionario. Infatti, la banca dovrebbe sostenere l’azienda solo se, Convivialeidentificate e rimosse le difficoltà, si ritiene che essa possa riprendersi, altrimenti sarebbe uno spreco di risorse e un accadimento terapeutico. Fino alla metà del secolo scorso non esistevano neanche a livello normativo figure giuridiche che potessero consentire alle aziende di superare la crisi: il fallimento e il concordato preventivo erano concepiti come strumenti per liquidare il patrimonio e non era considerata la possibilità di sostenere e aiutare l’azienda a risolvere le sue criticità. A causa della crisi, anche in Italia sono stati recentemente introdotti strumenti che aiutano l’imprenditore sia dal punto di vista industriale amministrativo che finanziario e quindi coinvolgono il rapporto con banche. Proprio nel rapporto impresa-banca questi nuovi strumenti trovano il loro significato. In particolare facciamo riferimento ai piani di risanamento attestati, all’accordo di fluttuazione del debito e ai concordati preventivi, tutti strumenti che vedono come protagonisti l’impresa e il sistema bancario. Probabilmente ciò che ancora rende poco efficiente il sistema è la burocrazia del rapporto. Non c’è stata infatti la volontà di affrontare gli aspetti più profondi e reali della crisi: l’impresa ha cercato di sopravvivere risolvendo i rapporti con il creditore, mentre dalla parte delle banche c’è stato un approccio necessariamente conservativo per proteggere i propri bilanci. Le banche hanno perciò gestito le crisi cercando di limitare i danni e spostando nel tempo il problema, senza fare le dolorose ma necessarie scelte che avrebbero aiutato le imprese a crescere. C’è stato anche un abuso delle procedure come il concordato preventivo, che ha generato comportamenti poco corretti da parte di alcune imprese che ne hanno approfittato lasciando di debiti da pagare ai loro creditori. Di per sé, il fatto di tagliare il debito non fa resuscitare l’impresa: se l’azienda è in insolvenza è perché ci sono elementi di squilibrio che non vengono risolti dal taglio del debito. Anche a livello del legislatore, non c’è stata però la capacità di premiare le situazioni che meritavano rispetto a quelle dove la continuità non si può considerare un valore reale. In chiusura, Mauro ha sottolineato la difficoltà per il sistema finanziario italiano ad evolvere verso il sistema americano, dove la copertura delle banche è solo del 30%, non essendo presenti altri attori finanziari che possano affiancarsi nel sostenere le aziende. Il tentativo di istituire il mercato alternativo del capitale o MAC per finanziare le aziende in borsa ancora non ha avuto molto successo, in quanto gli Italiani non sono molto propensi ad investimenti a rischio.

Il Presidente chiude la serata con una nota positiva: le verifiche europee sulle banche italiane sono state in generale positive e quindi dobbiamo essere positivi e tranquilli relativamente alla loro solidità nel continuare ad affiancare e sostenere gli imprenditori per superare questa drammatica crisi.

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