Conviviale – Relazione del Socio Avv. Maurizio Sorrentino: “La riforma del mondo del lavoro: il Jobs Act”

Prima di cena, il Presidente ringrazia i soci e gli ospiti presenti e introduce la serata consegnando la Paul Harris ad Enrico Senini in riconoscemento dei tanti anni al servizio del Club in qualità di tesoriere.

Dopo cena, il Presidente introduce la relazione del nostro socio, Avv. Maurizio Sorrentino, brillante giovane avvocato e docente di Diritto del lavoro. Maurizio ricorda con emozione la precedente occasione in cui ha parlato al Rotary Club Brescia Nord quando, diciotto anni fa, gli è stato chiesto di riportare la sua esperienza al Ryla.

Compito difficile quello affidatogli dal Presidente di illustrare il decreto denominato “Job Act” (o Jobs Act?), essendo ancora in attesa dei decreti attuativi. Questo termine inglese, peraltro non è utilizzato nei Paesi Anglossassoni, è di fatto un neologismo linguistico italiano, forse con riferimento al “American Jobs Act” presentato dal Presidente Barack Obama nel 2011. In termini di visione, però, lo scarto culturale tra Italia e Stati Uniti è notevole. Nel discorso del 2011 di Barack Obama e nelle proposte di legge relative all’American Jobs Act non si parla mai di tipologie contrattuali, al centro invece del dibattito italiano. Le misure proposte da Obama erano di stampo economico piuttosto che normativo, non toccavano aspetti formali, ma proponevano sgravi e tagli da un lato, incentivi e investimenti dall’altro.

Nel caso italiano, il Job act è invece una legge delega approvata a dicembre che prevede i principi generali di riforma di alcuni istituti giuridici, che dovranno essere specificati dal governo nei decreti attuativi.

Gli argomenti sono molti: cassa integrazione, indennità di disoccupazione, riordino dei contratti di lavoro (oggi oltre 50 tipologie diverse). Una importante questione riguarda l’articolo 18 dello statuto dei lavoratori, che prevede il reintegro e indennizzo del dipendente da parte dell’azienda con più di 15 dipendenti in caso di licenziamento non giustificato. La prima modifica a questo articolo è stata introdotta nella legge Fornero nel 2012, in cui si è definito un binario preferenziale per le cause di licenziamenteo e sono state modificate le sanzioni per le cause di licenziamento.

Il licenziamento può essere classificato in tre diverse categorie: discriminatorio (perché appartieni ad una minoranza o per motivi di opinione) per giusta causa (in caso di inadempienze, furti o assenze ingiustificate), oppure per motivi oggettivi (in caso di problemi economici o ristrutturazione dell’azienda). Fino all’approvazione della legge Fornero queste diverse tipologie erano trattate dal giudice allo stesso modo, mentre dopo il 2012, nel caso di licenziamenti oggettivi, la reintegra del lavoratore può essere ordinata dal giudice solo se ci sono stati macroscopici errori di valutazione. Cosa dice di nuovo il “job act”? D’ora in poi per i nuovi assunti il contratto sarà a tutele crescenti e tutti i licenziamenti dovuti a motivazioni oggettive non saranno soggetti a reintegro, quindi con un’ulteriore apertura rispetto alla legge Fornero. Inoltre, l’anzianità di servizio darà maggiori diritti e un maggiore risarcimento in caso di licenziamento.

Questa legge non ci avvicina ancora alla situazione presente negli Stati Uniti, dove il datore lavoro può licenziare il dipendente senza Conviviale Job Actmotivazione, ma è simile alla disciplina tedesca, in cui è previsto un contratto a tutela crescente.

La domanda che ci possiamo porre è se questa riforma inciderà realmente sul mercato del lavoro, in quanto non sembra prevedere riforme relative ad un concreto sostegno alle imprese. L’approvazione dei decreti attuativi è prevista subito dopo l’elezione del Presidente della Repubblica. E’perciò imminente e dovrà comunque essere prima di giugno.

L’intervento ha suscitato grande interesse e domande. Per primo, interviene Paolo Franchi, che ringrazia Maurizio per la chiara esposizione e sottolinea il rischio che il governo non sia abbastanza coraggioso nella declinazione della legge delega, vanificandone così l’efficacia. Ricorda anche che nessuna azienda ha interesse a licenziare maestranze qualificate e quindi il licenziamento è in generale una conseguenza di una grave crisi dell’azienda e non può essere evitato a prescindere dalla normativa.

Nella sua replica, Maurizio approfitta per ricordare che oggi, grazie alla legge Fornero, un imprenditore può assumere con un contratto a tempo determinato per un anno senza motivazione. Con la legge Poletti, si potranno fare contratti a termine fino a tre anni senza dover fornire una motivazione. Oggi, l’85% dei lavoratori viene assunto con contratti a termine e obbiettivo del governo è invertire questa tendenza con incentivi per favorire le assunzioni a tempo indeterminato.

Sandro Belli ricorda che i licenziamenti potevano essere concordati con i sindacati anche in passato. La discussione riguardante l’art. 18 infatti è spesso pretenziosa. E’ vero che la proposta contenuta nel Job Act sembra simile a quanto accade in Germania, ma lì il sindacato è nel consiglio di sorveglianza delle aziende e quindi dall’interno può verificare le ragioni del licenziamento, cosa che non accade in Italia.

Nel suo intervento Renato Zaltieri sottolinea la difficoltà di parlare del mercato del lavoro, tema spesso affrontato in modo ideologico e non nei contenuti. Per la verità, forse in Italia la flessibilità è anche troppa, visto il grande numero di possibili contratti che le imprese possono attivare. Gli ammortizzatori anche in Italia, come in Germania, dovrebbero essere accompagnati da una formazione specifica e appropriata per il riinserimento del lavoratore. Bisognerà anche considerare che gli incentivi economici per le assunzioni potrebbero disincentivare i contratti di apprendistato.

Maurizio stressa l’importanza di favorire la coesione fra le diverse categorie sociali e la necessità di un confronto corretto, e non di un Paese diviso in lobby.

Renato tutti i ruoli e la dimensione vera del lavoro in generale deve essere sostenuta.

Il Presidente conclude la serata con la speranza che, al di là di quello che potrà essere la riforma, aumenti presto la domanda e quindi l’occupazione, in modo che il Paese possa finalmente uscire da questa lunga crisi.

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