Conviviale – Relazione del Dott. Ottavio Di Stefano: “Etica, bioetica e limiti della medicina”

Giovedì è stata una serata di grande intesse e partecipazione grazie all’intervento del prof. Ottavio Di Stefano, dedicato all’etica e ai limiti della medicina, tema che coinvolge e influenza tutta la società. Il prof.Di Stefano è Presidente dell’Ordine dei Medici di Brescia e in passato è stato per diversi anni coordinatore del Comitato di Bioetica dell’Ordine.

Prima della relazione, il Presidente consegna a Franco Docchio una Paul Harris per il contributo dato al fondo PolioPlus nell’ambito del service “COINVOLGIAMOCI” dell’eClub2050 ( per informazioni: http://www.rotaryeclub2050.org/). Ci possiamo augurare che questo possa essere esempio e spinga tutti a dare un contributo a questo grande progetto Rotariano. Il secondo riconoscimento è consegnato a Sergio Caprioli per la presentazione del nuovo socio, Claudio Tatozzi. Il Presidente dà poi la parola a Paolo Dabbeni che ha presentato questa settimana in Loggia un libro sulla storia di Egidio Dabbeni che visse tra la fine dell’800 e la prima metà del ‘900. Molte le opere che portano la firma di Dabbeni in città, dallo zoo che aprì sugli spalti del castello nel 1913, a numerosi palazzi privati del centro (come Palazzo Pisa di via Solferino) e a complessi industriali (come la fabbrica della birra Wuhrer). Autore del libro è il nostro socio Franco Robecchi ed è edito da Compagnia Della Stampa – Massetti Rodella Editori.

Prima di dare la parola al relatore, il Presidente ricorda la presentazione del bando per i 10 assegni di studio all’evento “Maturi al punto giusto” dove erano presenti più di 500 maturandi delle scuole bresciane. Infine, Mauro annuncia l’idea di organizzare la visita ad EXPO 2015 nei primi giorni di Maggio, a cui i soci sono pregati di dare la loro eventuale adesione il prima possibile per poter acquistare i Franco Docchiobiglietti.
Nella sua coinvolgente e dotta presentazione, il prof. Di Stefano, partendo dall’origine del termine “bioetica” coniato dal filosofo Popper nel 1971, ci ha parlato di come la medicina e, in particolare, l’approccio dei medici al malato si sia modificato nei secoli. Il termine bioetica, coniato da Popper nel 1971, è “lo studio sistematico della condotta umana nell’ambito delle scienze della vita e della salute, in quanto in questa condotta è esaminata alla luce dei valori morali e dei principi” (Encyclopedia of Bioethics”, 1978). Nelle parole di Sir Arthur Conan Doyle, celeberrimo autore dei romanzi di Sherlock Holmes, troviamo l’idea che il medico sia inevitabilmente una brava persona, ripagato dal piacere di fare del bene. Per altro, il Giuramento di Ippocrate viene prestato da tutti i medici prima di iniziare la professione, che si devono attenere sempre al Codice di Deontologia Medica, dove vengono enunciati i principi primi della professione. Il medico ippocratico, però, esercitava sul malato un potere esplicito, esercitato per il bene del malato, ma non stabiliva nessuna relazione con il paziente. Nel ‘900 questa idea si modifica, come dimostra il grande esempio di Isotta Gervasi, primo medico condotto donna, che non si faceva mai pagare dai meno abbienti per i suoi interventi, perché le bastava la gratitudine.

Dopo il processo di Norimberga, frutto dell’orrore destato dagli esperimenti medici nazisti, nasce il concetto di “consenso informato“, che deve essere chiesto dal medico al paziente o ad un parente.

Nella Costituzione si sottolinea ancora che “la Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo”. Interessante l’uso del termine individuo e non cittadino, termine universale e solidale.

Poi arrivano due grandi rivoluzioni: la tecno medicina e la “evidence based medicine“ (EMB), basata su prove di efficacia. La EMB sottolinea che il buon comportamento clinico deriva dai grandi studi clinici controllati e non solo dall’esperienza del medico. Ad esempio, per studiare gli effetti del colesterolo alto nel sangue sul rischio di infarto cardiaco si è svolto negli anni ’90 un importante studio (Scandinavian Simvastatin Survival Study – 4S) che ha coinvolto 4444 soggetti: a 2221 fu somministrato il farmaco per ridurre il colesterolo e agli altri 2223 un placebo, avendo la riduzione del 42% di infarti, provando l’efficacia del farmaco. Oggi sappiamo però che ogni malato è unico e può avere la necessità di una terapia disegnata specificamente per lui e questo potrebbe mettere in discussione l’approccio della EMB. D’altra parte, la tecno medicina fornisce nuovi strumenti al medico, che ci pongono di fronte a nuovi problemi di bioetica, alcuni ancora da affrontare e risolvere.

Sergio CaprioliDobbiamo perciò sempre avere come riferimento e ritornare ai principi primi della bioetica, alla base dell’ “alleanza” tra medico e paziente:

  • Il principio di beneficità: ricerca del bene del paziente attraverso trattamenti appropriati e i cui rischi siano proporzionati ai benefici sperati.
  • Il principio di autonomia del paziente
  • Il principio di giustizia: erogazione delle risorse sanitarie
  • Il “consenso informato”.

Di conseguenza si deve sempre cercare, pragmaticamente, di volta in volta, un compromesso, in maniera trasparente e mai al ribasso.

Purtroppo, l’avanzamento biotecnologico e la pressione dovuta alle tantissime informazioni porta la convinzione che oggi la medicina possa curare e guarire tutto. Quindi se il paziente non guarisce, denuncia il medico. Questo comporta una dispersione di risorse di oltre 10 miliardi di euro/anno rispetto ai 106 miliardi del fondo sanitario nazionale, che potrebbero essere meglio utilizzati per migliorare la salute della collettività.

Un’altra domanda che dobbiamo porci è se tutti gli esami clinici che oggi si prescrivono siano sempre necessari: dovremmo forse scegliere più “saggiamente”, con il supporto di prove di efficacia, senza duplicazione, considerando rischi e benefici. Il problema è importante per le risorse investite e per questo 50 società scientifiche hanno raccolto la lista di test che vengono fatti e che non sono necessari, come ad esempio la risonanza magnetica per il mal di schiena (fatta 8 volte su 10).

In chiusura, il Prof. Di Stefano ha ricordato la drammaticità dell’esperienza, comune a tutti i medici, di quando “si spegne la candela” ovvero quando un paziente perde la vita, sottolineando come in quel momento sia fondamentale la comunicazione e lo scambio di informazioni all’interno del team sia medico che non medico.

Concludendo, le sei semplici ma fondamentali abitudini che il medico dovrebbe avere:Paolo Dabbeni

  • chiedere il permesso e aspettare la risposta prima di entrare nella stanza del ricoverato;
  • presentarsi mostrando il cartellino identificativo
  • stringere la mano al paziente
  • sedersi, sorridere
  • spiegare brevemente il proprio ruolo nello staff medico
  • chiedere al paziente come si sente e come procede la sua degenza in Ospedale.

In chiusura una frase, che ci fa riflettere tutti:

“Scrivere una ricetta è facile, ma dialogare con chi soffre è molto, molto più difficile”

(Franz Kafka).

La serata si chiude con un grande e caloroso applauso al prof. Ottavio Di Stefano che ci ha accompagnato in modo efficace e semplice a ripercorrere e a comprendere il percorso del rapporto medico-paziente nella storia della nostra società.

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