Conviviale – Relazione di V. Vezzola: “La tartuficultura a Brescia”

Il Presidente Roberto Zani, dopo aver dato il benvenuto a tutti i presenti, ricorda brevemente le attività di Club della precedente settimana; visita dei Rotariani australiani del progetto RFE (Rotary Friendship Exchange) con serata conclusiva presso “Amico Campus” e assegnazione dei premi Malchiodi.

Passa poi la parola ai giovani del progetto “Scambio Giovani” Brooke Whatley e Alex Lee che al termine della loro esperienza italiana ringraziano.

La partecipatissima serata è continuata con una appetitosa cena a base di tartufo nero.DSC02622

Al termine della conviviale il Presidente passa la parola al Socio Renato Zaltieri che presenta l’ospite Cav. Virgilio Vezzola.

Egli ha iniziato ad occuparsi dei tartufi nel 1975 quando ha effettuato i primi esperimenti di micorrizazione delle piante, preludio di numerosi successi. Il suo interesse e la sua passione sono tali da farlo divenire, attraverso corsi abilitanti specifici e anni di studi, uno dei massimi esperti europei nonché, di fatto, l’unico specialista lombardo. Autore di numerose pubblicazioni, in collaborazione con diverse Comunità Montane, ha seguito e portato in produzione numerosi impianti, dimostrando la reale possibilità della coltivazione dei tartufi. È cofondatore ed attuale Presidente dell’Associazione Tartufai Bresciani.

La fama del tartufo deriva essenzialmente dal suo profumo e dalle sue caratteristiche organolettiche, tanto che non vi è trattato di cucina che non lo annoveri tra le più grandi prelibatezze esistenti. Siano essi bianchi o neri, i tartufi sono sempre stati ricercati per arricchire ed esaltare le gioie del palato.

I tartufi sono funghi conosciuti ed apprezzati fin dai tempi antichi; le prime segnalazioni, infatti, risalgono alla civiltà babilonese, attorno al 3000 a.C.. Molti autori vi dedicarono ampi trattati, elogiandone le virtù. Questi funghi, che da noi sono del tutto trascurati, si raccolgono sui litorali greci ed algerini, dove sono tuttora particolarmente cercati ed apprezzati. Con il passare degli anni l’interesse per il tartufo è sempre andato crescendo. Al botanico greco Teofrasto (372-287 a.C.) va il merito di averne intuito l’origine vegetale.

Sulla natura dei tartufi, nei secoli scorsi furono espresse molte ipotesi, alcune delle quali puramente fantasiose, al punto che alcuni autori attribuirono ad essi qualità divine altri invece ne decantavano i poteri afrodisiaci. Grandi amatori del tartufo, oltre a principi e re, furono anche personaggi come Luigi XV, Caterina de’ Medici, sposa di Enrico II, il commediografo Molière, Alessandro Dumas, Edmondo de Amicis e molti altri. In realtà questo fungo, dal profumo a volte intenso ed inebriante, per il fatto di crescere sotto terra è sempre stato velato da un alone di mistero: tanto che a tutt’oggi sono ancora oscuri alcuni aspetti del ciclo biologico relativo alla riproduzione.

I tartufi instaurano simbiosi con molte essenze arboree, le più importanti sono: Carpino nero, Roverella, Nocciolo, Farnia, Leccio, Carpino bianco, Rovere, Cerro, Pioppo nero, Salice bianco, Tiglio, Faggio. Nella ricerca dei tartufi in tempi remoti, oltre al cane, veniva usato il maiale; in questi casi, il tartufaio o colui che intendeva dedicarsi a tale attività, si recava al mercato con un tartufo in tasca e gironzolava nelle vicinanze del recinto dei maiali posti in vendita, lasciando dietro di sé una scia del profumo del tartufo. Successivamente, acquistava l’animale che, per primo, gli si avvicinava, attirato da tale profumo.

GIOVANI BOLL 3Con l’entrata in vigore della legge nazionale N° 752 del 16 dicembre 1985, tale attività, è stata delegata esclusivamente al cane. Sia nella Regione Lombardia che in altre Regioni a tradizione tartufigena, la ricerca è permessa anche durante le ore notturne. Questo metodo permette di spostarsi da una tartufaia all’altra, senza essere visti da altri concorrenti.

Una statistica fatta da Chatin nel 1868, stimava una raccolta di tartufo in Francia di 1.521.000 chilogrammi annui. Nel 1928 aveva raddoppiato quella stimata, arrivando a 3.000 tonnellate. La produzione di tartufi, tuttavia, nel secolo scorso, in Francia, è drasticamente diminuita, passando alle attuali 50 tonnellate annue. Anche in Italia si è passati da una produzione di 100 tonnellate annue a 50 tonnellate annue.

Dato l’alto valore commerciale che il tartufo ha sempre ottenuto nel settore gastronomico, è naturale che anch’esso sia stato sottoposto a pressioni commerciali, spesso sfociate in autentiche truffe, che permettono di trarre incauti guadagni dalla vendita di questo prodotto. Uno degli inganni, che vengono più frequentemente perpetrati da parte di chi si occupa di tale commercio, è la mescolanza di specie diverse da quelle dichiarate.

Un altro genere di frode, accertato con frequenza, consiste nel riempire le eventuali cavità del tartufo con terra dello stesso colore del peridio. In questi ultimi anni, data la scarsità di prodotto reperibile sul mercato, si assiste sempre più spesso alla vendita di Tuber melanosporum mescolato a Tuber indicum Cooke o tartufo cinese. Tale specie non è contemplata nell’elenco di quelle destinate al commercio e consumo.

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