Conviviale Interclub – Relazione di O. Parolini sul tema: “Il futuro è nelle cellule staminali?”

Nella tradizionale Rotary House si è tenuto un Interclub con il Rotary Club Valtrompia. I Presidenti Roberto Zani, Luigi Palini e l’ospite Lorenzo Verzeletti Presidente RC Brescia Ovest, hanno ringraziato tutti i presenti e ricordato i principali appuntamenti dei rispettivi Clubs. La parola passa alla Socia Luisa Antonini che presenta brevemente la ricercatrice dott.ssa Ornella Parolini. La Dott. Parolini ha conseguito la laurea in Scienze Biologiche presso l’Università di Milano nel 1988. Nel 1994 ha concluso il dottorato di ricerca presso l’Università degli Studi di Brescia. Sono seguiti vari incarichi all’estero e numerose ed eccellenti pubblicazioni scientifiche su riviste internazionali. Nel 2002 la dott.ssa Parolini ha terminato la sua decennale permanenza all’estero ed è rientrata a Brescia con l’incarico di direttore del Centro di Ricerca “E. Menni” della Fondazione Poliambulanza Istituto Ospedaliero.

La dott.ssa Ornella Parolini esordisce affermando come la ricerca scientifica, nel settore biomedico, parta sempre da una necessità, un bisogno non risolto della medicina. Attualmente, le principali sfide della medicina sono le malattie oncologiche e degenerative. Le cellule staminali sono cellule primitive non specializzate, dotate della capacità di trasformarsi in diversi altri tipi di cellule del corpo attraverso un processo denominato differenziamento cellulare. Le cellule staminali possono essere prelevate da diverse fonti come il cordone ombelicale, il sacco amniotico, il sangue, il midollo osseo, la placenta, i tessuti adiposi.

Una domanda sorge spontanea: se le cellule staminali che esistono nel nostro corpo possono rigenerare i tessuti e per qualche danno o difetto genetico non possono più riparare i tessuti, il trapianto di cellule staminali può essere una terapia? Possiamo produrre cellule, così come si producono farmaci? Quali tipi di cellule utilizzare? Da quali tessuti si possono isolare e con quali principi etico-scientifici?

STAMINALI 022Le cellule staminali vengono classificate in base alla loro potenza, cioè la potenzialità di differenziarsi nei vari tipi o
linee cellulari. Ad esempio dalla blastocisti (è una fase embrionale che nei mammiferi si forma nelle fasi iniziali) è possibile estrarre le staminali embrionali che sono totipotenti (possono produrre tutte le cellule differenziate di un organismo), da un embrione di 6 settimane è possibile estrarre le staminali embrionali pluripotenti, dal feto le staminali fetali che sono pluri/multipotenti. Da un bambino o da un adulto, invece, si possono estrarre le staminali
adulte multipotenti. Un esempio di una cellula staminale multipotente è una cellula ematopoietica (una cellula staminale del sangue) la quale può svilupparsi in diversi tipi di cellule del sangue, ma non può svilupparsi in cellule cerebrali o altri tipi di cellule al di fuori dei tipi di cellule appartenenti al tessuto del sangue.

Dal 2006 si è prodotta per la prima volta la cellula staminale pluripotente indotta (nome abbreviato comunemente in iPS (dall’inglese induced Pluripotent Stem Cell): è un tipo di cellula staminale pluripotente derivata artificialmente da una cellula non‐pluripotente (in genere una cellula somatica adulta) mediante l’induzione forzata di specifici geni. Le cellule staminali pluripotenti indotte sono per molti aspetti simili alle cellule staminali pluripotenti naturali, come le staminali embrionali. A seconda del metodo usato, la riprogrammazione di cellule adulte per ottenere i PSCs può comportare rischi significativi che ne potrebbero limitare l’uso nell’uomo. Ad esempio, se per alterare geneticamente la cellula vengono utilizzati virus, potrebbe potenzialmente essere aumentata l’espressione di geni oncogeni. La ricerca si è anche spostata verso la cellula staminale che secerne fattori che agiscono in sede di danno tissutale promuovendo il riparo del tessuto in modo da favorire la rigenerazione endogena del tessuto.

Le applicazioni cliniche sono comunque vastissime, dall’ematologia alla rigenerazione della cute, alla rigenerazione ossea e cartilaginea. Altre sperimentazioni cliniche riguardano invece la cura di patologie cardiache e vascolari, di fibrosi epatica, di malattie infiammatorie, di diabete 1 e 2, di sclerosi multipla, laterale amiotrofica, di tumori.

La dott.ssa Parolini pone un’ulteriore domanda: “Perché queste staminali da una parte sono l’attesa della medicina e dall’altra creano spesso illusioni e sono il timore stesso della medicina?” Probabilmente la risposta sta nel bisogno di trovare terapie per malattie non curabili, nel non accettare che forse c’è anche la malattia, nell’illusione di trovare la panacea per tutti i mali, nel bisogno di fare notizia per trovare finanziamenti, nell’avere un sistema sociale che vuole un
risultato senza avere la pazienza necessaria. Tutto ciò ha portato ad oscurare gli obiettivi della ricerca scientifica: la conoscenza e il desiderio di applicazione per il Bene dell’Individuo.

Infine la dott.ssa Parolini chiude l’intervento con un’asserzione: “Non credo che il futuro sia nelle staminali, ma certo credo che le staminali abbiano un futuro.”

Hanno fatto seguito numerosi interventi dei Soci che testimoniano come l’argomento sia di estremo interesse ed attualità.
Dopo i ringraziamenti dei Presidenti dei Clubs, il suono della campana chiude l’interessante e partecipata serata.

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