Liricamente – Concerto in favore della Mensa Menni

Per la serata musicale Interclub a favore della Mensa “Madre Eugenia Menni” (http://www.caritasbrescia.it/Sito_Caritas_Bs/Opere_Segno/Mano_fraterna/10515.html) , siamo stati ospitati nello splendido salone “Pietro da Cemmo” del Conservatorio di Brescia, enclave artistico di primaria importanza per il suo prezioso ciclo di affreschi e il pregevole soffitto ligneo del 1490.

Dopo il consueto saluto alle bandiere, la Presidente Luisa Antonini, ringrazia la Presidente del Conservatorio Patrizia Vastapane, il Governatore Omar Bortoletti e tutti gli ospiti ed amici Soci presenti.

Un particolare ringraziamento a tutti gli sponsor, per aver contribuito al ragguardevole ricavato della serata, ed a Giovanna Sorbi che accompagnerà al pianoforte le cantanti Silvia Mapelli e Romina Tomasoni. Infine un ringraziamento a Marco Degiovanni, apprezzato cultore della lirica, che presenterà i brani e le storie rappresentate.

È il turno di Patrizia Vastapane che ringrazia tutti gli ospiti intervenuti e presenta la sala, finalmente messa in sicurezza ed illuminata, ma con necessità di ulteriori restauri. Attualmente viene utilizzata come auditorium, data l’ottima acustica, come potremo verificare.

Prende dunque la parola Marco Degiovanni che illustra il tema della serata: le figure femminili nell’opera e il loro dispiegarsi nella seconda metà dell’Ottocento fino all’inizio del Novecento.

Nell’opera seria pre-romantica, la donna è tipicamente figura fragile e bisognosa di soccorso, ma col Romanticismo si cambia prospettiva: spesso le opere mettono in scena figure femminili che vogliono affermare la propria personalità e perseguire il proprio destino, entrando quindi in conflitto con un mondo che le vuole obbedienti e sottomesse. Da un certo punto di vista si recuperano situazioni già presenti nella tragedia classica (si pensi ad esempio ad Antigone).

Concerto Lirica 1Proprio questa tensione, che è culturale prima che psicologica, costituisce il filo conduttore dei quattro brani selezionati per la serata. Il primo brano è tratto dal Werther di Jules Massenet.

L’uomo completamente solo del romanzo epistolare di Goethe, che ne è fonte e ispirazione, paradigma classico dello “Sturm und Drang”, viene rivisitato più di cento anni dopo dal compositore francese (l’opera venne rappresentata per la prima volta a Vienna nel 1892, in tedesco).

Massenet lo “diluisce” un po’: non tutto ora è centrato su Werther e sul suo isolamento. Charlotte a un certo punto dice a Werther di amarlo; è un uomo un po’ meno solo, per quanto destinato a una fine tragica. Charlotte, pur innamorata di Werther, ha promesso alla madre morente che avrebbe sposato Albert, che non ama. E alla fine, pur dopo mille conflitti e ripensamenti, adempie alla sua promessa, con tutte le conseguenze nefaste che la storia vi ricollega.

Nel brano (Va! laisse couler mes larmes) cantato dal mezzosoprano Romina Tomasoni, II classificata al Concorso Internazionale “G. Prandelli” 2016, assistiamo allo sfogo lirico di Charlotte con la sorella minore sulla necessità di esternare il proprio dolore.

Col secondo brano avanziamo fino al 1900, in un’epoca fra Verismo e Decadentismo. Tosca di Giacomo Puccini si colloca all’estremo opposto di Charlotte: ispirata all’omonimo dramma storico di Victorien Sardou, rappresenta la donna indipendente e libera, una cantante che ha deciso di affrontare di petto tutte le sfide della sua vita.

Cavaradossi, il suo amante, deve essere giustiziato. Il capo della polizia vuole da Tosca una “particolare ricompensa” in cambio della liberazione del prigioniero. Assistiamo, quindi, allo sfogo lirico di Tosca (“Vissi d’arte”), donna messa con le spalle al muro ma intenzionata a prendersi le sue responsabilità.

Il brano è interpretato da Silvia Mapelli, soprano con premi e ruoli protagonistici importanti in carriera.

Il terzo brano, nuovamente interpretato da Romina Tomasoni, è tratto dalla Carmen di Georges Bizet, opera tardo-romantica (1875) con accenti coloristici (Bizet dà voce anche a personaggi umili e fuori dallo standard delle rappresentazioni parigine dell’epoca). Carmen è donna autonoma, che vuole in ogni situazione autodeterminarsi, in particolare scegliere e “licenziare” a sua volontà il proprio “amoroso”. Il brano si inserisce nel I atto, mentre il brigadiere Don José deve accompagnare la prigioniera Carmen in carcere. I due rimangono soli e Carmen si gioca le sue carte: prima con le parole (che però non ottengono l’effetto sperato) e poi con il canto, la Seguidilla “Près des remparts de Séville”. Con quest’ultimo convincerà il suo carceriere a lasciarla scappare, e ne segnerà il destino.Concerto Lirica 2

Il quarto brano, tratto da “La forza del destino” di Giuseppe Verdi (1862) e interpretato da Silvia Mapelli, ci riporta in pieno Romanticismo.

Pur trattandosi di una delle opere più sperimentali di Verdi, torniamo un po’ indietro sia nel tempo sia nelle tematiche. Siamo in una Siviglia settecentesca. Leonora, donna combattuta fra l’obbedienza al padre e l’amore per un meticcio peruviano, si ritira in un eremo decisa a espiare colpe tutto sommato non sue.

Dopo vari anni trascorsi, però, non ha ancora trovato la pace interiore, nemmeno nella fede, e ormai aspetta solo di morire, chiedendo la pace a Dio (“Pace, pace, mio Dio!”). Verrà esaudita poco dopo, uccisa dal fratello che intende vendicare il padre.

Le tre artiste, concedono, infine, come bis, un duetto tratto dalla “Lakmé” di Leo Delibes (1883), opera tardo-romantica francese con connotazioni esotiche.

In India durante la dominazione inglese Lakmé, figlia del Gran Sacertode indù, commette l’errore di innamorarsi di un ufficiale inglese, Gerald, causando l’ira del padre. Nel “Duetto dei fiori” Lakmé e la sua serva Mallika sono colte in un momento sereno, prima dell’incontro fatale, mentre raccolgono dei fiori sulla riva del fiume.

Dopo un lungo ed appassionato applauso per le artiste e il narratore, il Governatore Omar Bortoletti ringrazia i Presidenti dei Club presenti perché con determinazione e inventiva hanno incarnato il motto dell’anno: “siate dono nel mondo!”, mostrando, infine, particolare apprezzamento per lo scopo della serata (la mensa dei poveri) e per la vicinanza del nostro sodalizio alle nuove povertà del nostro territorio.

Il suono della campana rotariana conclude quindi la serata, davvero molto partecipata.

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