Conviviale del 10 Ottobre 2013 con relazione di Giovanni Caprara sul tema: “La sfida della sostenibilità – Che cos’è e cosa ci riserva”

Prendono inizialmente la parola il nostro Presidente Roberto Zani ed il Presidente del R.C. Brescia Ovest Lorenzo Verzelletti salutando l’assemblea. La parola viene passata alla Socia Luisa Monini, medico e giornalista, per la presentazione del Relatore. Giovanni Caprara è il capo redattore scientifico del Corriere della Sera ed è presidente dell’UGIS (Unione dei  giornalisti Scientifici Italiani). La sua attività è la divulgazione scientifica: oltre all’attività giornalistica nel Corriere della Sera, ha scritto ben 24 libri, tra cui alcuni sulla storia italiana dell’esplorazione spaziale. Caprara tiene un forum internet sulla scienza e lo spazio, con cui dialoga con i lettori.

Prende quindi la parola il relatore della serata. La sostenibilità è un qualcosa di molto difficile. I motivi sono molteplici, basti ricordare le tradizioni e la concezione di vita che abbiamo, che mal si accompagnano alla situazione di crisi attuale. Inoltre è di difficile raggiungimento e richiede molti cambiamenti. E i cambiamenti sono innanzitutto da ricercarsi in noi stessi, nei nostri usi, nelle nostre aspettative…

L’evoluzione economica non può non tenere nella giusta considerazione la comunicazione, che entra nella socialità anche in maniera impropria, e la sempre crescente mobilità che mette a confronto culture diverse e sotto molti aspetti critiche.

CapraraIl tema dell’energia è molto importante e di fatto lo è anche il tema ambientale. L’Italia non ha oggi un vero e proprio piano energetico nazionale a causa di una arretratezza culturale che ne ha impedito lo sviluppo. Basti ricordare le energie alternative: non si dedicano risorse minime che possano permetterne lo sviluppo. Quindici anni fa eravamo molto avanzati, attraverso i programmi energetici ed i brevetti di Ansaldo ed Enel, ora siamo in coda perché il nostro Paese non sostiene la capacità ideativa e la creatività considerevole che ha sempre manifestato.

La sostenibilità è un tema recente: è il pianeta Terra che sta cambiando nella sua evoluzione, a ritmi velocissimi. Nel dopoguerra, così come prima del resto, vi era l’illusione che le risorse fossero illimitate. E’ negli anni ’60 che si sviluppano nuovi studi, ben più allarmanti, come quelli del Club di Roma, che pongono il problema di come evolvere sul pianeta, data la limitata capacità di sostentamento.

La stessa concezione del pianeta Terra è mutata: nell’epoca delle grandi missioni spaziali, della conquista della Luna, si fantasticava sulla possibilità dell’uomo di colonizzare nuovi pianeti. Oggi realizziamo che lo spazio può sì essere conquistato, ma da pochi uomini, temporaneamente. L’umanità è invece legata al pianeta Terra, che è come una “piccola astronave”.

Negli anni ’60 nasce anche la mobilità di massa, il turismo di massa, i grandi aerei passeggeri. Più recentemente, c’è la rivoluzione della comunicazione, internet… Gli effetti di questi cambiamenti ci sono, anche se è difficile prevedere quali siano. Ad esempio, la primavera araba nasce anche grazie alle nuove tecnologie della comunicazione, ma, come si è poi visto, capire come evolva un fenomeno del genere è ben arduo.

Il tema della sostenibilità è molto legato al dualismo energia/ambiente. Negli anni ’70 ci sono le domeniche in bicicletta, e tutti scopriamo il tema dell’energia, tocchiamo con mano la sua importanza. Esempi del dualismo energia / ambiente sono innumerevoli. Il pianeta Terra sta cambiando a causa dell’aumento della popolazione: oggi la popolazione è di 7,2 miliardi di abitanti, ed è ancora in crescita. In Asia, specie in Cina (che usa molto il carbone) ed in India, l’inquinamento è massiccio, c’è una specie di nube permanente di inquinamento su quei paesi.

Quale sia l’evoluzione del problema ambientale sulla Terra non è noto in verità: ci sono molti modelli teorici (ben 42 apparsi in una recente conferenza internazionale), ci sono alcuni dati scientifici certi, e tante possibili previsioni. Sono studi e modelli di recente apparizione, che si confrontano con una realtà nuova: un pianeta attraversato da importanti e rapidi cambiamenti, in relazione all’incremento di popolazione, mai accaduti prima. Poi vi è una forte manipolazione politica dei dati e degli studi, che hanno poco a che fare con la scienza vera.

CAPRARA 017Insomma, la sostenibilità va conquistata, per il domani. Un parametro interessante che è stato introdotto a fine anni ’90 è la cosiddetta impronta ecologica: è un indicatore utilizzato per valutare il consumo umano di risorse naturali rispetto alla capacità della Terra di rigenerarle. Siccome l’uomo usa massicciamente risorse fossili, l’indicatore è negativo, ossia l’uomo consuma in un anno più risorse di quelle che la Terra riesce a produrre sempre in un anno; inoltre l’indicatore negli ultimi decenni è pesantemente peggiorato, dimostrando che ci stiamo allontanando, non avvicinando, alla sostenibilità. Basti ricordare come nel 2012, già il 22 agosto avevamo consumato quanto la Terra può produrre in un anno.

Infine, anche dietro a numerose domande e sollecitazioni dei soci, il relatore si dedica ad aspetti più tipicamente italiani. Nel nostro paese purtroppo vi è molta disinformazione e “povertà culturale”, almeno di tipo scientifico. C’è la tendenza a dire sempre di no a progetti importanti in campo energetico o infrastrutturale, sia per il rifiuto in sé dei progetti, sia per una “cultura tribale” che vuole sfruttare ogni opera pubblica per fini locali (facendo così crescere di molto i costi).

In Italia la questione energetica non è affrontata con la serietà e la lungimiranza di tanti altri paesi. Ed anche molte ricerche energetiche interessanti iniziate in Italia sono state abbandonate. Poi, in Italia si discute molto di fuga di cervelli: però è naturale, oggi, che i ricercatori girino il mondo, quello che serve è creare l’ambiente favorevole a mantenerli nel nostro paese. I ricercatori stranieri non sono accolti nel nostro paese, anzi, grossi “problemi burocratici” ostacolano il loro inserimento in Italia.

In generale, in Italia è come se non si riuscisse a dibattere i problemi nei loro veri termini, e quindi, come conseguenza, i frutti e le conclusioni del dibattito sono errate.

Su queste note, ahinoi negative, si chiude la serata. I Presidenti dei due Club, a nome di tutti i Soci, ringraziano il relatore per
l’approfondita e stimolante relazione consegnando una targa a ricordo della serata.

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