Il Relatore è Mauro Magoni, introdotto da Luisa Antonini che accenna i punti salienti del curriculum vitae e ne elogia le doti sia professionali che umane. Introduce l’argomento evidenziando l’importante ruolo dell’Ictus tre le malattie, è la terza causa di morte e la prima di invalidità, con una frequenza e un impatto sulla popolazione mondiale molto rilevante. L’incidenza aumenta con l’età e diventa massima dopo gli 80 anni, tuttavia è elevata anche l’incidenza dell’ictus giovanile, più alta che per la sclerosi. Inoltre, un ictus costa molto, sia alla sanità che alla società. Si stimano dai 10 ai 30 mila Euro per il ricovero, senza poi contare il costo alle famiglie e alla società perché spesso c’è la perdita di funzioni cerebrali.

La Stroke Unit dell’ Azienda Ospedaliera Spedali Civili di Bresciia è nata nel 2004, un anno dopo l’ introduzione con decreto ministeriale del trattamento fibrinolitico dell’ictus ischemico acuto con l’attivatore tissutale del plasminogeno, farmaco trombolitico per eccellenza, già da tempo utilizzato dai cardiologi per curare l’ infarto miocardico.

 

“Da allora sono trascorsi poco più di 10 anni nei quali  la storia naturale dell’ ictus è cambiata “racconta Il dott. Mauro Magoni, Direttore dell’ U.O  di Neurologia Vascolare-Stroke Unit degli Spedali Civili di Brescia ”e da malattia spesso mortale si è trasformata in una malattia con reali possibilità di cura e guarigione. Questo grazie al trattamento fibrinolitico variamente effettuato e  anche al gran lavoro di una equipe multidisciplinare che garantisce la presa in carico del paziente con ictus lungo il suo percorso di diagnosi, cura e riabilitazione sino al ritorno a casa”.

Le parole apòplexis in greco, ictus in latino e stroke in inglese significano tutti allo stesso modo “colpo” e si riferiscono ad una sindrome caratterizzata da deficit neurologici focali di durata superiore alle 24 ore che colpisce ogni anno circa 200.000 Italiani, 30.000 lombardi e 3.000 persone nella provincia di Brescia. L’ictus è causato nell’85% da una riduzione del flusso sanguigno di un’ arteria cerebrale e nel restante 15% dalla rottura di un vaso.

Time is brain è lo slogan più usato per evidenziare la stretta connessione tra il tempo che passa e il cervello che viene perso se non si interviene precocemente. «Fino a pochi decenni or sono» spiega Magoni «l’ictus era considerato una malattia per la quale c’era niente o poco da fare. L’unico farmaco a disposizione che avevamo era l’aspirina. La trombolisi ha rivoluzionato il trattamento dell’ictus, rendendolo curabile nell’80% dei casi a patto che la somministrazione del farmaco avvenga entro la finestra temporale di 4h e 30’  dall’insorgenza dei sintomi. Purtroppo ancora oggi su 100 casi di ictus sui quali si potrebbe intervenire, solo il 3-5% viene  trattato».

Quali sono le ragioni che più penalizzano il trattamento tempestivo dell’ ictus?

“ Sono diverse ma la prima causa è quella legata al ritardo nel chiamare il 118”. Per i non addetti ai lavori non è semplice riconoscere i sintomi con i quali l’ictus si manifesta. Davanti a un mal di testa violentissimo, un’ improvvisa difficoltà a parlare, una bocca che si storta, una visione annebbiata o un braccio che non si riesce più a sollevare o che non si sente più, non c’è tempo da perdere e bisogna chiamare il 118.

Benvenute dunque le campagne di informazione, come quella che la Regione Lombardia sta organizzando per i primi di Luglio. La popolazione deve essere più e meglio informata su cos’è l’ictus, su come prevenirlo, su come riconoscerlo e, soprattutto, su cosa fare”.

Un’altra ragione chiamata in causa dal dott. Magoni nel ritardo al trattamento è quella della viabilità “La rete stradale in Lombardia, nella nostra Provincia in particolare, ha una viabilità difficoltosa e così pazienti che abitano in aree montane o rurali lontane dalla città, raggiungono le Stroke Unit  di riferimento spesso oltre le 4h e 30’ dall’ insorgenza dei sintomi”.

Ancora una volta però la Tecnologia, con lo sviluppo dei sistemi informatici e delle telecomunicazioni, offre soluzioni pratiche e intelligenti che aboliscono le distanze e garantiscono a tutti i cittadini l’assistenza necessaria, indipendentemente dalla zona di residenza. “ Si tratta del progetto Telestroke presentato dalla ASL di Brescia ed autorizzato nel 2009 dalla Regione Lombardia, grazie al quale è possibile realizzare una rete assistenziale integrata tra Ospedali dotati di Stroke Unit e Presidi Ospedalieri, privi di reparti di neurologia per il trattamento dell’ ictus cerebrale.

“Grazie ad una web-cam” spiega Magoni“ avviene un consulto in diretta tra il neurologo della Stroke Unit centrale e il medico del P.S. dell’ Ospedale periferico che visita il paziente e, sempre attraverso la via informatica, vengono trasmesse le immagini TAC encefalo con possibilità per lo specialista neuroradiologo di visionarle e decidere se il paziente può essere trasferito per essere sottoposto a trombolisi presso l’ Azienda Spedali Civili di Brescia. L’importante è non perder tempo in modo da non superare la finestra temporale”.

Come è successo a Vitta, in nomine omen, perché nata alla vita due volte: la prima 45 anni or sono nel reparto maternità dell’ Ospedale di Manerbio, la seconda 14 anni or sono, il 22 febbraio 2000 nel reparto di Neuroradiologia degli Spedali Civili di Brescia. Una storia incredibile di rinascita resa possibile dalle nuove tecniche di ricanalizzazione per via endovascolare attuate dal prof. Roberto Gasparotti, responsabile dell’ U.O. di Neuroradiologia della A.O. Spedali Civili di Brescia.

Vitta quel mattino, nell’atto di alzarsi dal letto, si accorse di avere tremende vertigini, di non riuscire a parlare bene, di vederci doppio e di non poter coordinare il movimento delle braccia e delle gambe. Immediatamente il marito chiama il 118 che porta Vitta all’ Ospedale più vicino, quello di Manerbio dove in P.S. viene eseguita una TAC che risulta negativa. I medici comunque, in base ai sintomi neurologici e alla giovane età della paziente, decidono di  trasferirla al reparto di Neurologia degli Spedali Civili di Brescia dove giunge dopo circa 4 ore dall’insorgenza dei sintomi. Vitta viene ricoverata, valutata  e sottoposta agli esami di laboratorio; poi, in attesa di una Risonanza Magnetica, passano altre 2 ore durante le quali peggiora, si assopisce e entra praticamente in coma. Non c’è tempo da perdere e Vitta viene immediatamente trasportata nella sala Neuroangiografica dove in pochi minuti viene intubata e sottoposta ad angiografia cerebrale che dimostra l ’occlusione dell’arteria basilare. Si decide dunque di sottoporla ad un delicato intervento di ricanalizzazione dell’arteria per via endovascolare che, nell’ arco di 1 ora, consente la completa riapertura del vaso. La paziente si risveglia al termine dell’intervento con un netto miglioramento dello stato di coscienza e nei giorni successivi migliora progressivamente fino ad essere dimessa dopo una settimana con lievi deficit neurologici residui che scompaiono definitivamente dopo un anno di intensa riabilitazione”.

“La storia di Vitta descrive bene le difficoltà che si possono incontrare nella gestione della emergenza della fase acuta dell’ictus ma anche il potere risolutore di queste nuove tecniche” sottolinea Gasparotti “ Grazie all’ avanzamento tecnologico oggi possiamo uscire dai limiti rigidi della finestra temporale e spingerci anche sino alle 8 ore se esiste ancora tessuto cerebrale salvabile cosa che la TAC con studio della perfusione cerebrale  o la RM  sono in grado di dirci evidenziando il tessuto cerebrale irrimediabilmente danneggiato e quello invece recuperabile con tecniche di rivascolarizzazione per via endovascolare”. Il prof. Gasparotti parla con entusiasmo dei fini strumenti che i neuroradiologi interventisti utilizzano nel loro viaggio all’ interno delle delicate e sottili arterie cerebrali; microcateteri  attraverso i quali, una volta giunti nel punto di occlusione dell’ arteria, è possibile, con stent appositamente disegnati, agganciare il coagulo consentendo così di trascinarlo nel catetere guida collocato in un vaso del collo. “Attualmente, grazie all’ evoluzione tecnica dei materiali” spega Gasparotti “ i migliori risultati si ottengono con sistemi di trombo aspirazione basati sull’ impiego di microcateteri con elevata flessibilità che consentono una ricanalizzazione in tempi rapidissimi,10-15 min. Si tratta di procedure complesse” sostiene il direttore“ che devono essere eseguiti da operatori  esperti e solo in presidi ospedalieri dotati di una equipe di Neuroradiologia interventistica in grado di garantire una reperibilità h 24 che lavora in stretta ed attiva collaborazione con l’equipe della Stroke Unit. Sino ad oggi la terapia endovascolare non è ancora stata approvata dagli organi ministeriali quindi la si può eseguire solo all’ interno di una sperimentazione clinica approvata dai comitati etici degli Ente in cui la si pratica”.

La Neuroradiologia della A.O. Spedali Civili di Brescia è stata tra i primi Centri in Italia, a partire dalla fine degli anni ’90, a sviluppare le tecniche di trattamento endovascolare dell’ ictus ed è oggi in grado di applicare gli approcci terapeutici e le tecniche più innovative grazie ad una stretta integrazione tra attività assistenziale e di ricerca.

Il reparto di Neurologia Vascolare dell’Ospedale “Spedali Civili” di Brescia dispone di 4 posti letto sub-intensivi di Stroke Unit per il monitoraggio dei pazienti con ictus in fase acuta e di 6 posti letto normalmente monitorati

Presso la Stroke Unit degli Spedali Civili di Brescia dal 2011 al 2013 su complessivi 601 ricoveri per ictus ischemico si è intervenuti su 137 pazienti (2011- 186 ricoveri con 37 trombolisi/ 2012- 222 ricoeri con 48 trombolisi/ 2013 -193 ricoveri con 52 trombolisi), e 25 sono le le trombolisi effettuate dall’ inizio del 2014 ad oggi.

Il “Take home message” è: conoscere i sintomi dell’ictus, prevenire i fattori di rischio potenzialmente modificabili e ultimo, ma non per importanza, se ho sospetto di avere io o qualcuno intorno a me l’ictus chiamare il 112 prima si interviene meglio è.