L’illustre relatore della serata è il Prof. Giulio Sapelli, figura di spicco dell’economia italiana. Inizia la sua vera e propria orazione ringraziando per l’invito e sperando di dire cose interessanti in poche parole. Il suo excursus spazia dal contesto storico a quello economico più recente, con collegamenti di elevatissimo livello culturale. Quanto qui riportato vuole solo essere di spunto per le riflessioni dei soci sul punto di vista espresso, cercando di non darne alcuna interpretazione personale.

“Fino alla prima crisi del 2000, economisti neoclassici come D.M. Ricardo pensavano che saremmo andati verso una crescita ininterrotta dell’economia, verso una new economy. Il grande cambiamento capovolse tutto, compreso l’aumento del prezzo delle materie prime. Si creò un’ondata di capitali e finanziarizzazioni così alta che il profitto delle companies cresceva a dismisura, si pensò allora di favorire lo sviluppo dei paesi non coinvolti nell’accumulazione capitalistica, soprattutto il Sud Est asiatico.

La deregolazione dei mercati favorì la commistione tra banche d’affari e banche d’investimento con grandi capitali disponibili e verso la metà anni ‘90 iniziò la globalizzazione; gli investitori si rivolsero prevalentemente all’unica merce che aveva costi di transazione tendenti a zero: la moneta, a scapito degli investimenti produttivi nelle aziende, meno redditizi.

Così oggi, con una popolazione molto aumentata, abbiamo meno impianti siderurgici e meccanici di trent’anni fa. Come se la caveranno 7 miliardi di persone?

Oggi si dice che il mondo è invaso dal protezionismo per colpa di Trump o degli inglesi, ma nessuno spiega come mai in trent’anni non siamo riusciti a fare un accordo multilaterale sul commercio.

Da sempre nella storia economica c’è contrasto tra gli agricoltori, protezionisti, e gli industriali, favorevoli al libero scambio; e si è cominciato a creare questo capitalismo finanziarizzato che vedeva più redditizio far circolare i capitali nella finanza che nell’industria. La crisi del 2007 nasce da un eccesso di leva finanziaria provocata dal cambiamento avvenuto nelle grandi corporations americane oggi sconvolto dalla supply chain.

La nazione che detiene la leadership mondiale sono gli Stati Uniti (“se l’America ha il raffreddore il mondo ha la broncopolmonite”) che oltre ad essere una grande potenza militare, attraggono molti capitali , esportano il 7% e importano il 46% del PIL  mondiale.

Dal 2007 sono usciti dalla crisi e sono progrediti tornando a un’economia mista , facendo fallire due banche e facendosi carico dei debiti delle altre 10, separando nuovamente banche d’affari  da quelle d’investimento. E’ cambiato profondamente il capitalismo e l’Europa, che non ha una Carta costituzionale né una sola teoria economica si è divisa sul modo in cui affrontare la crisi: dal 2008 BCE e Federal Reserve hanno due linee diverse; ha una banca centrale con una moneta unica che non può difendere sul mercato internazionale e ha per obiettivo la stabilità dei prezzi, ma non lo sviluppo. Si sperava di poter vedere con Draghi una politica di espansione monetaria, ma non è stato così. Quello che muove l’economia è il profitto capitalistico e non la politica monetaria.

Gli USA sono usciti dalla crisi crescendo ed esportando la finanza in Asia e in Cina, accettando un paese comunista con una dittatura terribile per la sua economia. In Europa il tasso di profitto scende.

Sono stati inclusi i paesi dell’est, ma il Sapelli è convinto che il futuro sarà di chi governerà l’Africa che ha un’alta espansione demografica ed è così ricca di materie prime strategiche per la nuova economia; la sua debolezza sta nel non saper costruire Stati.

L’Italia sta al suo solito posto: ultimo dei primi e primo degli ultimi.

Stato molto debole che si regge ancora sulle piccole e medie imprese, i cui mali sono dovuti in gran parte a una congiuntura internazionale, ha bisogno di fare molti investimenti, soprattutto nelle infrastrutture; intervento pubblico nell’economia, che deve essere mista; aumentare il mercato interno, non solo l’esportazione; occuparsi urgentemente del problema del Mezzogiorno; rinegoziare i trattati con l’unione europea, cambiare lo statuto della BCE, eliminare il fiscal compact; una politica estera più efficace, che le consenta di avere un posto centrale nel Mediterraneo e di essere ponte tra Stati Uniti e Russia; riformare l’istruzione e ricostruire il principio di autorità.

Purtroppo, sembra che sia l’economia a guidare la società, invece è la cultura che dirige la storia ed è il centro della società, un tempo si faceva la cultura dell’economia, ma ora non più.”

Parole queste che terminano un po’ come una spada di Damocle sui presenti e l’Italia tutta e che portano a riflettere molto.

 

Le fotografie della serata sono state messe gentilmente a disposizione dai fotografi ufficiali e sono accessibili CLICCANDO QUI.