Dopo i saluti di rito il Presidente ha introdotto i relatori della serata: lo scultore Giuseppe Bergomi e il critico d’arte e giornalista Fausto Lorenzi.

Il dott. Lorenzi ha preso la parola tratteggiando brevemente la figura di Bergomi. Giuseppe Bergomi, secondo alcuni il più bravo scultore figurativo italiano, nasce come pittore iperrealista. Gli studi fatti all’Accademia di Brera sono infatti soprattutto studi di disegno e pittura. Già come pittore iperrealista emerge uno dei suoi tratti caratteristici e cioè l’attenzione per la vita quotidiana e familiare (i suoi dipinti si ispirano regola a vecchie foto di famiglia). Nel 1980 la visita alla mostra “Les réalismes en Europe” al Beaubourg di Parigi lo convince a passare alla scultura. Come scultore si impone per il suo particolare stile, sempre seguendo il filone della vita quotidiana familiare: suoi frequenti soggetti sono la sorella, le figlie e, soprattutto, la moglie Alma Tancredi, anch’essa artista (orafa per formazione e poi pittrice). Per esempio, la scultura nell’immagine di apertura raffigura la signora Bergomi. Le sue sculture, grazie alla policromia (spesso Bergomi dipinge le sue opere, come accadeva nell’antichità), assumono una particolare astrazione.

 

Da quel momento la sua bravura e originalità lo portano a raggiungere importanti traguardi: verrà invitato in Francia da Jean Clair al Centro Internazionale di Arte Contemporanea Chateau Beychevelle, dove, grazie a una terracotta raffigurante

un’allegoria della Giustizia, nel 1993 vince il Grand Prix Chateau Beychevelle. Successivamente una sua opera viene acquistata dalla Camera dei Deputati italiana, altre opere sono acquistate dal Principato di Monaco e poi, in Giappone, nel 2000, realizza una scultura monumentale in bronzo dal titolo “Uomini, delfini e parallelepipedi”, che all’acquario di Nagoya si affaccia sull’oceano.

Più recentemente, insieme alla moglie, realizza la mostra personale “Cronaca e mitologia familiare”, nella quale la quotidianità della loro vita insieme e il dialogo continuo tra due anime ispirate diventano esposizione di oltre quarant’anni di vita e di arte insieme.

E’ quindi stato il turno di Giuseppe Bergomi, il quale, anche grazie alle immagini delle sue opere, che nel frattempo scorrevano sullo schermo, ha svolto alcune interessanti riflessioni su che cosa sia l’arte.

Che cosa è dunque l’arte? Secondo Bergomi è un qualcosa che ha a che fare con l’inesprimibile, un paradossale linguaggio che non si può raccontare con le parole ed è proprio in questo “non dire” che sta la sua bellezza. In questa prospettiva alla base del bisogno di dipingere o scolpire c’è l’emozione.

Oggi tuttavia viviamo in una realtà dove l’arte ha più a che fare con le idee che con le emozioni. Inoltre il digitale e la sovraesposizione a fotografie e immagini di questi anni ci stanno facendo perdere la capacità di guardare le immagini.

Con specifico riferimento alla scultura, Bergomi ha voluto sottolineare come le forme plastiche siano un veicolo di emozioni primarie, il risultato della tensione tra la materia e la forza meccanica.

Tra le immagini proiettate abbiamo potuto vedere il bassorilievo con l’angelo, commissionatogli da Vittorio Sgarbi per la tomba di famiglia (una riproduzione del quale era anche presente nella mostra a Ferrara che abbiamo visto sabato), e poi la Grande Ellisse: un’opera composita che comprende numerose figure umane che poggiano su una ellisse a sua volta poggiante su un cubo.

Grazie a una dispensa generosamente realizzata per l’occasione dal Rag. Flavio Zamboni dell’Associazione Artisti Bresciani e a numerosi cataloghi gentilmente distribuiti in omaggio, i presenti hanno potuto portare a casa un ricordo della serata.

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Sabato scorso una trentina tra soci e ospiti è stata a Ferrara per la gita annuale del club. Complici anche le favorevoli condizioni meteorologiche, abbiamo passato una splendida giornata, che ci ha permesso di conoscere meglio una delle città più caratteristiche d’Italia.

La prima parte dell’escursione ferrarese ci ha visti visitare il Castello Estense e la mostra della collezione d’arte Cavallini Sgarbi, accompagnati da una guida molto preparata.

Purtroppo il Castello Estense (come peraltro gran parte della città vecchia di Ferrara) è stato danneggiato dal terremoto del 2012 e quindi i soffitti affrescati del Castello erano tappezzati da “cerotti” che indicavano crepe in attesa di restauro. Nonostante questo la visita al Castello è stata piacevole, anche grazie agli enormi specchi inclinati collocati da Gae Aulenti al fine di permettere di ammirare in modo inusuale le pitture dei soffitti (v. fotografia, nella quale si possono chiaramente vedere anche i numerosi cerotti che coprono gli affreschi). Molti degli affreschi sono stati realizzati dal pittore Leonardo da Brescia (secolo XVI).

Il Castello è anche famoso per aver ospitato nelle sue prigioni alcuni membri della famiglia d’Este, come Ugo e Parisina (rispettivamente figlio e moglie di Nicolò III che ivi vennero decapitati) e don Ferrante e don Giulio, fratelli del duca Alfonso I, il primo vi morì dopo 34 anni, il secondo venne liberato dopo oltre 50 anni di reclusione.

Altrettanto interessante la mostra di parte della collezione Cavallini Sgarbi. Abbiamo potuto vedere alcuni pregiati volumi della sterminata biblioteca di Vittorio Sgarbi (pare contenga oltre 200.000 volumi!) e 130 pezzi, tra dipinti e sculture dall’inizio del Quattrocento al Novecento, dell’altrettanto sterminata collezione di oggetti d’arte (circa 4.000 pezzi) messa insieme negli ultimi decenni da Vittorio Sgarbi e da sua madre Caterina Cavallini.

La collezione si è formata grazie a una assidua frequentazione di aste e mercati d’arte, senza peraltro seguire un particolare criterio. Come dice lo stesso Sgarbi: “la caccia ai quadri non ha regole, non ha obiettivi, non ha approdi, è imprevedibile. Non si trova quello che si cerca, si cerca quello che si trova. Talvolta molto oltre il desiderio e le aspettative”.

Tra le opere esposte abbiamo avuto modo di soffermarci in particolare su un busto in terracotta raffigurante San Domenico a firma dello scultore Niccolò dell’Arca (1435-1494), la Cleopatra di Artemisia Gentileschi (in realtà forse un autoritratto della Gentileschi) e il ritratto del giurista Francesco Righetti del Guercino, recuperato a caro prezzo in Gran Bretagna.

Dopo aver ottimamente pranzato al ristorante La Provvidenza, una nuova e altrettanto preparata guida ci ha accompagnato in una breve visita alla città, dapprima in pullman, osservando il Palazzo dei Diamanti (in fase di restauro) e le mura della città, e poi a piedi, visitando la cattedrale di San Giorgio Martire (anche questa in fase di restauro) e poi il ghetto e la suggestiva via delle Volte, dove un tempo passava il fiume Po.