Nonostante il forfait dato all’ultimo minuto dal relatore invitato, il presidente del RC Brescia Ovest, avv. Luca Metelli, nonostante il brevissimo preavviso, è stato in grado di intrattenerci brillantemente sull’argomento delle separazioni e dei divorzi, materia che frequenta professionalmente.

Luca, attenendosi al titolo della relazione, ha sviluppato il tema soprattutto dal punto di vista dei risvolti economici e sociali di questi fenomeni. La crisi economica, che stiamo vivendo ormai da dieci anni, ha infatti avuto un notevole impatto anche in questo campo.

Prima della crisi era difficile che il coniuge a carico del quale era imposto il pagamento di un assegno di mantenimento a favore del coniuge debole (in genere la moglie) si lamentasse e chiedesse la revisione dell’entità dell’assegno. Con la crisi le cose sono cambiate.

Bisogna prima di tutto ricordare che l’indirizzo giurisprudenziale dominante fino a poco tempo fa stabiliva che l’entità dell’assegno dovesse essere determinata con riferimento al mantenimento del “tenore di vita” al quale il coniuge “debole” era abituato. Questo, in un contesto di crisi economica, finisce per gravare eccessivamente sul coniuge obbligato al pagamento, al punto di ridurre molti alla povertà. Si pensi a una famiglia con due figli piccoli, nella quale il marito guadagni 1.800 euro al mese e la moglie ne guadagni 500. In tal caso l’assegno a carico del marito ammonterebbe a 300 euro per ogni figlio e 250 euro per la moglie. Resta ben poco e questo è talvolta in gran parte assorbito dal pagamento del mutuo. Non c’è quindi da stupirsi che il destino di molti di questi ex mariti sia quello di tornare a vivere coi genitori. Chi è più fortunato va a vivere da solo in un’altra casa di proprietà della famiglia. I più sfortunati devono arrangiarsi.

All’impoverimento economico segue un impoverimento morale: per il marito le difficoltà a relazionarsi coi figli, di regola affidati alla moglie, e per la moglie la necessità di doversi rivolgere al tribunale per ottenere coattivamente il pagamento da parte dell’ex marito (evenienza molto frequente), e talvolta di doversi abbassare ad accettare impieghi precari e sottopagati per poter sopravvivere. L’impatto maggiore è però sui figli, che sono le vere vittime di queste situazioni.

Nel maggio 2017 la Cassazione, con una sentenza rivoluzionaria (la n. 11504 del 2017), ha abbandonato il criterio del “tenore di vita”, introducendo un criterio più equo e moderno e cioè il “principio di autoresponsabilità” economica di ciascuno degli ex coniugi, basato sulla valutazione dell’indipendenza o autosufficienza economica degli stessi. E’ ancora presto però per poter valutare l’impatto che questo nuovo indirizzo avrà.

Il relatore non ha mancato di sottolineare come l’attuale sistema di gestione di separazioni e divorzi sia lontano dall’essere ottimale. E’ assai raro che al termine di un procedimento di separazione o divorzio le parti siano soddisfatte dei risultati. Come emerso durante le domande finali un ruolo significativo per affrontare le crisi coniugali potrebbero averlo i mediatori familiari.

E’ stato osservato come un tempo, grazie alla Chiesa, al matrimonio si arrivava preparati e questo aiutava a prevenire o comunque a risolvere pacificamente le crisi familiari. Ora, con l’aumento dei matrimoni civili, tutto diventa più superficiale e conseguentemente ci si avvicina al matrimonio senza un’adeguata preparazione e aumentano le separazioni e poi i divorzi. Solo una ripresa dei valori potrà invertire la tendenza ma è tutto da vedere che questa ripresa sia possibile nell’Italia del 2000.