La vita non è quella che si è vissuta, ma quella che si ricorda e come la si ricorda per raccontarla” (Gabriel García Márquez)

Il relatore della serata è stato il nostro socio Marco Fontanella. Marco è nato a Torino nel 1963 dove si è laureato in medicina e poi specializzato in neurochirurgia. E’ attualmente Professore Ordinario di neurochirurgia all’Università di Brescia. Nel suo brillante curriculum vanta numerose pubblicazioni e incarichi importanti, tra i quali la presidenza della Società Italiana di Neurochirurgia.

Con una serie di efficaci slides il relatore ha tenuto un intervento a cavallo tra scienza e filosofia, come si addice a un argomento complesso quali sono il cervello e la coscienza.

L’analisi è partita dal cervello e da che cosa renda unico il cervello umano nell’ambito del regno animale. Le dimensioni in termini assoluti no perché il cervello delle balene e, in misura minore, degli elefanti, è più grande, ma è un cervello che deve occuparsi di un corpo in media decine di volte maggiore rispetto al corpo umano. Ciò che ci rende unici sono invece le dimensioni relative: siamo il vertebrato col cervello più grande rispetto alle dimensioni del corpo. Inoltre il cervello umano ha la particolarità di avere circa l’80% della corteccia occupata da aree associative quando negli altri animali tali aree non superano il 30%.

L’approccio al cervello basato sull’esistenza di aree, ognuna delle quali con specifiche funzioni, è oggi integrato con una visione d’insieme più complessa, che tiene conto anche delle connessioni tra le aree. I progressi delle tecniche di risonanza magnetica ci hanno infatti permesso di riconoscere i più grandi fasci di connessione tra le aree cerebrali. Su scala cellulare il meccanismo si produce in quanto i neuroni sono collegati tra loro attraverso reti complesse di comunicazione. In particolari  regioni cerebrali si sviluppano fitte reti neurali che sono collegate ad altre aree cerebrali attraverso vie di connessione. Il modello è simile alle reti. La mappa di tali connessioni è chiamata «connettoma» e assomiglia a una cartina stradale.

Qualche parola è stata poi spesa sui “neuroni specchio”, una scoperta fatta in Italia negli anni ’80 del secolo scorso dal prof. Rizzolatti e dal suo team. I neuroni specchio, e la connettività funzionale che si attiva quando compiamo un’azione e quando vediamo la stessa azione compiuta da un altro, sono alla base dell’apprendimento, dell’imitazione e dell’empatia, fenomeni necessari per la relazione e la comunicazione tra individui e la trasmissione della conoscenza. E’ possibile che disfunzioni nei neuroni specchio possano essere collegate a patologie della conoscenza e della comunicazione come l’autismo.

Da queste premesse Marco si è poi addentrato nel tema della serata e cioè la plasticità del cervello, fenomeno che ci consente di recuperare le funzioni cerebrali a seguito di traumi ma anche, più banalmente, di imparare cose nuove anche in età avanzata. Tutto parte dalla plasticità sinaptica, che è la capacità del sistema nervoso di modificare l’intensità delle relazioni interneuronali, di instaurarne di nuove e di eliminarne alcune. Questa proprietà permette al sistema nervoso di modificare la sua struttura e la sua funzionalità in modo più o meno duraturo e dipendente dagli eventi che li influenzano come ad esempio l’esperienza.

Uno dei fenomeni della plasticità neuronale è conosciuto come sprouting, tradotto come gemmazione o germogliazione. Il neurone, infatti se interrotto in prossimità dei suoi collegamenti al muscolo, è in grado di germogliare nuovi terminali su di esso o addirittura creare dei collaterali per collegarsi ai neuroni adiacenti che subiscono una degenerazione. Una scoperta degli ultimi anni, a riprova di quanto ancora poco si sappia sul cervello, è poi che la neurogenesi, cioè la creazione di nuovi neuroni, può avvenire anche in età adulta. Va segnalato come il nostro socio onorario Giorgio Brunelli abbia condotto studi pionieristici sull’argomento della rigenerazione neuronale.

E’ seguito un vivace dibattito nel quale è intervenuto anche il socio Giovanni Marini, uno dei decani della neurochirurgia, il quale ha voluto sottolineare come i progressi delle scienze neurologiche fatti negli ultimi quindici anni siano stati giganteschi e che, andando avanti di questo passo, non possiamo nemmeno immaginare che cosa sapremo sul cervello tra altri quindici anni.