“L’Inno del Rotary… e altri inni”

Relatore è il nostro socio Marco Degiovanni, che dedica il suo intervento alla compianta Socia del nostro club, il Maestro Giovanna Sorbi, scomparsa ad inizio 2018.

La relazione viene affrontata in chiave storica alternata dall’ascolto di brani musicali, in perfetto stile Degiovanni, che come sempre riesce a coinvolgere l’uditorio appassionandolo con l’entusiasmo che lo caratterizza. Si inizia con la storia del conte Lamoral di Egmont (La Hamaide 1522Bruxelles 1568), condottiero Fiammingo la cui storia ha ispirato poeti e musicisti. Egmont è un nobile della zona delle Fiandre, la cui sorte, dopo un inizio fortunato, declina negli anni insieme alla storia delle Fiandre. Qui infatti vivrà fino alla fine dei suoi giorni, quando verrà decapitato. Il personaggio di Egmont è la rappresentazione di un certo ideale e viene mitizzato da Goethe, che scrive su di lui una tragedia nella quale Egmont rappresenta l’uomo, che va incontro alla morte per rimanere fedele si propri principi. Per rappresentare l’omonima tragedia a Vienna nel 1788, vengono commissionate a Beethoven, che all’epoca era alle prese con la quinta e sesta sinfonia, le musiche di scena. Il musicista studia la storia del nobile e definisce i brani da inserire, armonizzandoli al contesto. L’ascolto di un breve pezzo delle musiche di scena, nel momento in cui Filippo secondo manda un esercito a comando del Duca d’Alba di cui ascoltiamo la marcia dai Berliner Philharmoniker diretti da Claudio Abbado, ben esemplifica l’intento.

Alla fine della tragedia c’è un lungo monologo del conte di Egmont che, nella sua cella, attende di essere portato al patibolo. Riflessioni personali si alternano a parole di sfida nei confronti dei soldati che lo raggiungono, per terminare con un’esortazione ai sui concittadini a lottare per ciò che hanno di più caro. A questo punto, al termine della tragedia, cala la tela e risuona una musica vittoriosa. Il brano, appositamente composto da Beethoven che non voleva creare un’atmosfera di lutto, interpreta la visione del musicista nei confronti del protagonista della tragedia, vittorioso poiché andava incontro alla morte per un valore. Ascoltiamo a questo punto il monologo di Egmont, impersonato dall’attore tedesco Bruno Ganz, seguito sempre dai Berliner Philharmoniker diretti da Abbado. Gli ultimi trenta secondi del brano costituiscono l’inno del Rotary, che spesso, erroneamente, viene collocato nel preludio mentre è situato nel postludio della tragedia.

Nella sua breve presentazione di altri inni Marco, noto appassionato di Verdi, ci presenta l’Inno delle Nazioni. Questa musica fu composta da Giuseppe Verdi per l’Esposizione universale del 1862, presentata in anteprima il 24 maggio 1862 presso la Royal Opera House di Londra. Ascoltiamo un pezzo del dell’Inno delle Nazioni, il cui testo è di A. Boito. Mentre il tenore canta versi dedicati a ciascuna nazione, in sottofondo, si sentono le quattro musiche composte per le quattro nazioni, Francia, Inghilterra, Germania e Italia, a turno in un intreccio ad opera di Verdi. L’Inno delle Nazioni rappresenta un brano minore nel panorama di ciò che ha scritto Verdi, ma in realtà non è stato affatto banale. Infatti la musica composta non venne eseguita durante l’Esposizione, a causa dell’imbarazzo che causava. Infatti il compositore aveva scelto le musiche che, secondo lui, meglio rappresentavano ciascuna nazione ma, per scelte politiche erano state sostituite al momento da altri Inni. Ad esempio, la Marsigliese era stata sostituita dalla la marcia imperiale di Napoleone III e verrà poi reintegrata durante la terza Repubblica. Così anche l’Italia a quel tempo non era rappresentata dall’Inno di Mameli ma dalla Marcia Reale dei Savoia. Questo risponde anche alle critiche di molti, che trovano l’Inno di Mameli banale. La storia stessa di Mameli non lo è. Infatti egli fu un combattente della Seconda Repubblica Romana, ferito nel ‘47, anno in cui fu composto “Il Canto degli Italiani”, vero titolo dell’Inno, il cui testo venne musicato nello stesso ‘47 da Michele Novaro.

 Il relatore Marco Degiovanni

Per chiudere in leggerezza, Marco racconta anche la storia dell’Inno Marsigliese. Nel 1792 nel territorio francese il capitano Claude Joseph Rouget de Lisle, spinto dal sindaco di Strasburgo, compone il “Chant de guerre pour l’armée du Rhin”, nome originale del brano poi cambiato in “La Marseillaise”. L’autore firmò il testo, ma non la musica. Questo strano fatto portò a scoprire la forte similitudine con un pezzo composto da Mozart cinque anni prima. Ascoltiamo il pezzo di Mozart, che costituisce un frammento in un concerto di mezz’ora. Lisle ha preso un piccolo frammento, l’ha modificato facendo una sorta di citazione di Mozart che però, a sua volta, aveva citato qualcuno. Ma chi? La domanda è rimasta senza risposta fino ad una decina di anni fa, quando un privato trovò uno spartito datato 1971 firmato dal compositore di corte di Luigi XVI, il famoso Gian Battista Viotti. Le analisi di autenticità non sono state svolte, ma ascoltiamo il brano e, cercando di immaginare un contorno del tutto diverso, stile ancient regime, notiamo delle fortissime analogie.

La piacevole serata termina con varie domande alle quali il relatore risponde dando diversi spunti di riflessione.