Il relatore della serata è Angelo Borgese, Past Governatore e socio del RC Brescia, che inizia un discorso a braccio manifestando il suo piacere nel sentirsi a casa. Angelo vuole essere poco formale e condividere alcuni valori del nostro essere rotariani. Qualcosa di cui abbiamo bisogno noi ma, soprattutto, chi non c’è, che non si sente parte di un gruppo.

Il proposito è di dare risposte ad alcune domande che si sono presentate nel tempo per molti di noi soci: “Cosa significa essere rotariani oggi?” Non è facile dirlo perché i rotariani cambiano da club a club, da città a città… siamo tutti diversi gli uni dagli altri e non c’è un solo modo, o un modo “giusto”, di vedere il Rotary. Angelo ricorda le visite fatte ai club del distretto da Governatore, spiegando come alcuni club della bassa Lombardia abbiano un atteggiamento simile a quelli statunitensi, con una grande voglia di partecipazione attiva per realizzazione  qualcosa di concreto, un fortissimo senso di appartenenza al gruppo e siano capaci persino di coinvolgere i cittadini. Questi rotariani sono propositivi nel “fare”, cosa che invece ha sempre caratterizzato meno i nostri club, ma non per questo sono da considerare migliori.

Fin dall’inizio il Rotary italiano è nato con due anime, una più popolare ed una più elitaria. Noi viviamo oggi nel futuro, pieno di modifiche e di innovazioni, perché i tempi cambiano e anche gli uomini, la scuola, la famiglia, la politica… Le opinioni rispondono alla mutevolezza dei tempi, ma è’ alle origini del Rotary che ritroviamo le risposte ai nostri dubbi. La figura di riferimento per noi rotariani è un uomo solo: Paul HARRIS. In lui si ritrovano i valori e la morale dell’uomo rotariano. Egli viveva l’insofferenza dell’indifferenza sociale della  sua città dove la gente moriva per strada e il disimpegno era generale. Egli voleva più umanità, ma non vissuta per mero tornaconto personale. E’ lì che nasce l’idea di come l’uomo può aiutare l’uomo, da cui deriva il service: a servizio della comunità. Sono le qualità morali che fanno la forza delle associazioni come la nostra, e i nuovi soci vanno scelti proprio in base a queste, per essere in grado di comprendere le necessità della società in cui viviamo non per credo politico, ma umano. Questo vale ancora di più a livello internazionale, dove i rotariani sono presenti ogni volta che ci sono aggregazioni sociali in difficoltà.

Abbiamo dei rotariani che non amano informarsi su come il Rotary vive; chi è propenso a fare cose, a proporsi, che deve  guardarsi dal  proporsi per emergere personalmente. C’è anche chi non sta da nessuna delle due parti, infatti il numero di rotariani attivi diminuisce drasticamente. Ma…la porta per entrare, si dice, è stretta, ma quella per uscire è larghissima…

Le attività preminenti nel nostro tempo sono soprattutto quelle culturali e sociali . Sono le due anime che vivono assieme dall’inizio e devono operare insieme per il meglio, l’anima aristocratica e quella più popolare.

Alle attività si partecipa per migliorare l’immagine del Rotary, non la nostra. Sta a noi conquistare credibilità nella nostra vita rotariani di ogni giorno, dobbiamo imparare a lavorare insieme, cosa molto difficile, evitare atteggiamenti che non si addicono al nostro essere rotariani. Se siamo veramente rotariani, oggi siamo tra le persone che rispettano di più il prossimo. Il servire richiede un impegno a migliorare sé stessi. Dobbiamo vedere il Rotary come un ambiente di miglioramento.

Il contributo dei club a livello umano può essere molto rilevante e il rotariano può fare la differenza, perché fa suoi valori fondamentali come l’amicizia, che inizia nei club e finisce nell’ambito delle collaborazioni internazionali; la leadership che è espressione di professionalità e la consapevolezza di una nostra appartenenza al Rotary per migliorarne l’immagine con il nostro comportamento.

Riguardo le grandi azioni umanitarie il Rotary è in primo piano. La più famosa è quella riguardo alla polio, che purtroppo è una battaglia ancora non vinta. La malattia è ancora presente in molti paesi vittime di guerra, e l’immigrazione da questi paesi rende il pericolo di recrudescenza una realtà. Quindi serve una nuova strategia globale.

Non dobbiamo rinchiuderci nei nostri club. L’affiatamento tra i soci è molto importante, ma la magica espressione è “solidarietà”. Questa è oggi la forza più importante che l’uomo morale è capace di donare. Viviamo un periodo in cui possiamo programmare il cambiamento del quale si parla da anni. Per fare questo servono tanti soci che la pensano nello stesso modo, club dove questa aggregazione sia reale, quindi è necessario non perdere soci e fare campagne di acquisto efficaci. Bisogna distaccarsi da un esasperato individualismo. Si deve interrompere la concentrazione di interesse su noi stessi, dare senso all’azione comune e instaurare attività che facciamo evolvere il benessere morale dei soci, in modo che questi si trovino bene ad andare al club. Lavorando insieme senza limitazioni sorgono idee che sono aggreganti e l’aggregazione richiede disponibilità, umiltà e rispetto tra i soci. Per lavorare insieme bisogna trovare strumenti che facciano evolvere, ma se i soci non sono presenti diventano meno importanti anche i club e parlando di futuro dobbiamo parlare di giovani, e coinvolgerli sulle loro idee.

Il declino della società che viviamo oggi è un trauma subito anche dal Rotari, noi stasera ci siamo trovati in un modo piacevole, tra amici, e vediamo le cose in ottica di speranza . L’amore non muore se lo teniamo in vita essendo tolleranti e non mollando.

Dobbiamo partecipare e unire, anello dopo anello, la nostra opera che magnifica la nostra esistenza di rotariani.