Il nostro Vicepresidente Mauro Lamanna presenta il relatore in veste di giornalista, immaginando le cose che ci sarebbe piaciuto sapere di Gianni Peroni e ponendogli delle domande alle quali egli risponderà.

 

“Come ha avuto inizio questa storia di successo che è partita da un piccolo paese dello hinterland bresciano che oggi è conosciuto grazie a G & B. “

Gianni Peroni nasce come commesso in un grande negozio lavorando di giorno e studiando di sera. A 16 anni il suo titolare decide di portarlo a Parigi e per 4 giorni non dorme. Oggi ci va spessissimo, segue sfilate, incontra i maggiori esponenti di Brand prestigiosi da Christian Dior a Prada, da Valentino a Saint Laurent e le sfilate sono diventate un must quotidiano.

Tra le sue caratteristiche personali spicca la capacità di ben interpretare i desideri dei propri clienti, uomini e donne, e la sua più grande soddisfazione è sempre stata quella di vedere uscire le persone dal negozio felici e soddisfatte dei propri acquisti. Questa volontà di rendere felici i clienti è stata portata avanti negli anni anche se con modalità differenti a seconda dei mercati e dei momenti diversi della sua vita.

Il primo negozio è nato a Flero, la sua piccola cittadina di provincia dove non esistevano negozi di quel tipo che invece si trovavano in città. La sua idea iniziale fu quella di partire con la sua attività in un piccolo centro dove si potesse tenere un’ampia scelta di marchi e dove non vi fosse il problema del parcheggio.

Le difficoltà dei primi tempi passavano attraverso le cortesi risposte dei grandi marchi che gli rispondevano ma non mandavano nulla in termini di merci e di collezioni. Oggi Parigi, come noto, è diventata la principale Piazza per la moda, da li arrivano i due grandi del settore Francois Henri Pinault, patron del gruppo Kering i cui Brand più noti sono Gucci, Saint Laurent, Balenciaga e Bernard Arnault proprietario del gruppo del lusso LVMH i cui Brand principali sono Christian Dior, Bulgari, DKNY, Fendi, Céline, Guerlain, Givenchy, Kenzo, Loro Piana e Louis Vuitton.

 

 

Oggi Gianni Peroni è conosciuto e riconosciuto in questo mondo, ma per arrivarci è passato anche attraverso l’acquisto della t-shirt del bodyguard per superare i controlli e poter accedere alla zona sfilate, mettendosi poi la giacca e poter quindi essere tra i presenti alle sfilate, avvicinandosi in modo un po’ “abusivo” vicino ai fotografi e con fatica ha imparato come si faceva e a farsi conoscere, guadagnando terreno a millimetri e con grande impegno.

La risposta della provincia di Brescia e delle città limitrofe è stata sempre positiva riconoscendo ai negozi G & B capacità di scelta dei capi più adatti ed innovazione nella presentazione degli stessi. Il budget fisso per marca veniva tempo per tempo soddisfatto e da lì in avanti è stato un bel percorso. Alla domanda se all’inizio del suo “sogno” avrebbe mai pensato dove è arrivato oggi, la risposta è che voleva fare qualcosa di importante ma non immaginava che nel settore del multibrand sarebbe diventato un’eccellenza rappresentando un player tra i primi in Europa.

 

“Geograficamente come vi siete allargati?”

Flero poi Cremona oggi 5 negozi a Courmayeur, 2 ad Aosta, Desenzano Reggio Emilia. Torino è stato l’ultima tappa, una grande città di prestigio, signorile, sabauda e difficile da affrontare, ma un trampolino “sapendo come ci si tuffa” eccezionale. Era città scoperta e alcuni Brand chiesero a Gianni Peroni di dare una occhiata ed un parere. C’era un palazzo scoperto ma già promesso a Vuitton che in un certo momento decise di bloccare gli investimenti in Europa, così partì l’operazione Torino con l’apertura di un negozio nella via della moda di Torino “Via Lagrange”.

Il negozio, strutturato su due piani per una superficie complessiva di oltre 1000 mq, è organizzato con corner di dimensioni variabili (Dior circa 70/100 mq- Valentino- Celine- Chloè con interessanti spazi). La partenza era legata ad un budget piccolo, ma l’accoglienza della città, molto positiva, ha consentito il raggiungimento di risultati lusinghieri.

La particolarità della struttura insieme all’arredamento, curato da uno studio italo-inglese, ha consentito la pubblicazione su Architectural di New York che gli ha dato la copertina e 10 pagg all’interno. Questo ha molto gratificato il gruppo facendone crescere le aspettative. Metaforicamente si è passati dal campionato europeo a quello mondiale.

 

“Vendere rispetto a come si faceva una volta è cambiato il sistema? Come avete interpretato l’evoluzione della vendita?”

Gianni ricorda un suo amico imprenditore che da sera a mattina voleva un abito per se e la compagna… ordinavano la pizza e stavano in negozio fino a 12-una. Era importante perché non vendeva solo un abito ma un look completo con delle vendite importanti più prodotto di quello che lui cercava… all’epoca circa qualche milione di spesa… sua moglie lamentava le ore piccole ma lui aveva la voglia di fare il cassetto del giorno dopo. Questo era il modo del commercio di una volta. Il mettersi a disposizione del cliente. Lui imparava di più dalla professione del suo cliente che gli raccontava il suo problema e come l’aveva risolto, e lui ha imparato a risolvere i suoi anche se su articoli completamente diversi.

Allora il commercio era quello, si faceva di sabato e domenica. Tra il 2006 e il 2010 tutto va a gonfie vele. Loro nei loro negozi conoscono la regola del successo, facendo più delle aspettative. Però nel 2010 ci sono segnali differenti dal di fuori e Gianni decide di fare qualcosa di diverso. Iniziano nel 2011 gli imprenditori a dirgli che c’è qualcosa che non va e nel frattempo arriva la crisi dichiarata. Qui hanno perso il 50% secco e sono arrivati al bivio se decidere di abbassare la qualità per abbassare il prezzo, o trovare clienti che comprassero quel prodotto.

Oggi gli articoli di qualità hanno un tag che dice chi l’ha fatta e come e se vogliamo rimettere a posto dobbiamo mandare dove l’hanno fabbricata se no diventa fake e questo complica le cose, ma rende i prodotti unici.

Per non abbassare la qualità hanno dovuto andare a cercare i clienti nel mondo perché in Europa tutti avevano le stesse caratteristiche, l’unico modo è stato usare internet e l’e-commerce. Così sono passati da bottegai di Brescia a commercianti del mondo.

Ci sono zone del mondo dove sono localizzati i top spender e mercati nuovi in mondi evoluti che attraverso il catalogo dell’e-commerce vengono raggiunti. Così è cambiato il mondo e in alcuni periodi dell’anno riescono a vendere in due notti quello che un loro negozio piccolo vende in un anno.

Il gruppo continua a realizzare negozi sempre più belli perché questi sono l’immagine del negozio virtuale chi è a 10000 km di distanza si fida a comprare solo se sa che hai quel negozio “fisico” che in molti casi “prima o dopo” verrà a visitare.

Immaginiamo che Alibaba (cioè lo stato cinese) in un Black Friday fa 6-7 miliardi. È un mondo che consiglia anche se difficile, perché conta di più la logistica del negozio, e manca il rapporto con il cliente. Esiste solo la fotografia il pacchetto e la velocità.

Ha iniziato con un gruppo di ragazze bellissime e plurilaureate e un fotografo che voleva fare Helmut Newton ma il risultato fu di non vendere nulla. Perché la foto dell’e- commerce deve avere una valenza diversa. L’articolo da vendere deve avere una “profondità di vendita” un numero enorme di taglie e pezzi. Perché se parte un articolo e ti fa fare un salto devi averne migliaia di pezzi e per contro altri articoli ti massacrano. Grazie a questo salto hanno potuto fare anche dei bei negozi perché loro vivono di immagine e la loro scatola deve essere sempre la più bella di tutte.

La sua esperienza è stata utile anche ad amici che non avrebbero mai creduto che certe forniture si potessero fare. Ovviamente l’e-commerce lavora h 24 e chi fa parte di quello staff fa i turni per rispondere sempre alla richiesta dei clienti in giro per il mondo, quando da noi si dorme in altri Paesi si è svegli!

 

“Che importanza hanno gli influencer?”

Chiara Ferragni è stata il primo direttore creativo del suo e-commerce. Partita come blogger, indossava gli articoli di varie aziende, anche non importanti, e cercava di valorizzarli su Instagram Facebook ecc. Poi è diventata influencer, cioè quando mette una cosa tutti la “compricchiano”.

Questi influencer sono diventati importanti e sono significativi per le aziende che si affidano a loro riuscendo spesso a modificare equilibri ed a muovere mercati. A loro è servito per lanciare il loro e-commerce e a lei per avere visibilità. E oggi prende qualche decina di migliaia di euro a serata.

 

“Di quanti collaboratori, manager e maestranze si avvale per fare “girare” tutto il business?”

Il gruppo ha 150 dipendenti divisi in modo piramidale, manager, store manager amministrativi e finanziari, oggi è molto più impresa che bottega. Anche perché oggi le aziende come G & B hanno di fronte Brand che sono delle multinazionali e quindi contano per loro i numeri e anche il modo in cui proporsi per dare fiducia e considerarli alla loro altezza.

 

“Che fatturato genera il gruppo?”

Oltre 100 milioni di fatturato il gruppo di famiglia, se estendiamo invece alle partecipate molto di più.

 

“Come pensi possa andare avanti il mondo del tuo settore nei prossimi anni?”

Con e-commerce lavorano con tutto il globo e hanno logistiche e problematiche diverse in ogni parte del mondo. Se dovessimo paragonarli al settore automobilistico potremmo dire che il gruppo vende dalle Skoda alle Rolls Royce. La cosa piacevole è che trovi tante persone che sono interessate ma poi per mantenere i contatti con gli e-commerce del mondo bisogna prendere la valigia e andare anche in capo al mondo dove Gianni ha visto realtà nemmeno immaginabili dove in mezzo al nulla ci sono centri dove lavorano migliaia di persone 18 ore su 24 in posti tipo Google…

Il mondo si sta livellando con una crescita in consumo esponenziale soprattutto in Cina dove il governo si muove per capire anche come guadagna chi spende.

Gianni Peroni pensa che arriveranno anni difficilissimi per il business ma dove chi è bravo non avrà problemi, perché chi è “vero” vince, gli altri saranno destinati a restare indietro. Quello importante non indossa mai i “gradi” ma il saio e si dà da fare… il futuro è per lui di persone che si mettano in discussione per proporre eccellenza e per portare avanti un business che è quello del lavoro.

Sono seguiti numerosi interventi dei presenti ai quali Gianni Peroni ha risposto in modo esaustivo. La serata si chiude con la consueta consegna all’ospite dei gagliardetti del nostro Club e del RC Vittoria Alata.